Gioco
Conte-Gelain, stretta di mano e consigli
Il tecnico amaranto arriva all’incontro per primo e parla col Ct. «Il mio Livorno segue le sue idee, in campo serve fame»
LIVORNO. A lezione dal Ct Antonio Conte. Succede se sei un allenatore di serie B. E magari trovi pure importanti punti di contatto tra le tue teorie e quelle del tecnico azzurro. Un bel modo per capire, se mai ce ne fosse bisogno, che stai lavorando bene e con profitto. E' successo a Ezio Gelain che ieri insieme ai 20 colleghi della cadetteria è stato ricevuto da Conte nelle aule della Lega Calcio a Milano, alla presenza dello staff tecnico delle nazionali giovanili, del presidente della Federazione Tavecchio di quello della Lega B, Abodi. A metà pomeriggio Gelain era entusiasta: «Ero con il preparatore Livia perché l'argomento del giorno era l'intensità degli allenamenti. Siamo arrivati per primi e abbiamo subito incontrato Conte. È stato importante per rompere il ghiaccio. Non nascondo che ero un po' emozionato. Mi pareva quasi strano essere là».
Lo conoscevi di persona?
«Ci eravamo incontrati quando lui era un ragazzino e giocava a Lecce e io a Cesena ed Empoli».
Impressione?
«Ottima. Parliamo la stessa lingua. Forse perché proveniamo dalla stessa filosofia calcistica. Mi sono subito sentito a mio agio».
Avete trattato della metodologia di allenamento. Qual è il dato che è emerso?
«Confesso che ci sono stati momenti in cui ho pensato che avesse visto qualche nostro allenamento».
Perché?
«Lui è un grande motivatore, Riesce a trasmettere in modo efficace le sue idee. Ho trovato grande analogia tra le nostre idee specie quando si è espresso in termini di atteggiamento, di voglia di vincere, di fame. Sono gli stessi temi su cui mi soffermo con i miei ragazzi: servono testa, gambe e cuore».
Intensità di allenamento, ma non c'è il rischio di trascurare la tecnica ?
«Nemmeno per sogno e Conte l'ha spiegato bene. Adesso l'allenamento è di tecnica dinamica, in velocità e non statica. Le giovanili, per esempio, per migliorare lavorano molto sulle situazioni di uno contro uno. Antonio è stato chiarissimo: quando le nostre squadre giocano all'estero sembrano in difficoltà. C'è la sensazione che le altre corrano di più. È tutto legato a questa benedetta intensità del lavoro».
È ancora più stringente l'urgenza di lavorare bene con i giovani...
«Sì. E dirò di più. È molto importante, ma soprattutto positivo che tanti allenatori di serie B provengano dai settori giovanili. La metodologia del lavoro è diversa, ma si sposa bene con le prime squadre».
Esperienza positiva, quindi...
«Senza dubbio. Anche se con un piccolo rammarico».
Quale?
«L'unico allenatore assente era Nicola, rappresentato da Paparesta. Non vedo Davide da un po' e lo avrei abbracciato volentieri».
Parliamo del tuo Livorno? Inizio boom. Te lo aspettavi?
«Ci speravo perché era fondamentale partire con il piede giusto. Adesso però arriva il difficile: confermarsi non sarà una passeggiata».
A cominciare da sabato a Latina...
«Già. Due anni fa ci sono stati momenti in cui fra la terza e quarta ci sono stati undici punti di distacco. Adesso ce ne sono sedici tra la terza e l'ultima che è proprio il Latina. È solo un dato che dà l'idea dell'equilibrio del campionato».
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