Il Tirreno

Livorno

Il commento - Livorno calcio, l'elogio della sofferrenza

Giorgio Billeri

La squadra di Gelain non è ancora una divina creatura, ma un gruppo di ottimo livello tecnico che deve metabolizzare certe mutazioni tattiche, su tutte la difesa a tre

La cronaca del match

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LIVORNO. La sofferenza è persino bella, persino nobile, persino divertente quando vinci. Quando soffri, ti difendi con i denti e poi un uomo ferito alla testa, con un turbante che fa tanto anni Trenta, trova la folgore decisiva che ti trascina lontano dalle rapide e ti trascina al terzo posto solitario, tra i grandissimi. Sofferenza, sì. Perchè Gelain, nocchiero che conosce i venti nel mar dei Sargassi della serie B, l’aveva annusata: con il Brescia, paradossalmente, sarebbe stata più difficile assai rispetto alla sbornia di felicità ed autostima di Carpi: aveva ragione. Perché il suo Livorno non è ancora una divina creatura, ma un gruppo di ottimo livello tecnico che deve metabolizzare certe mutazioni tattiche, su tutte la difesa a tre. E perché il Brescia poteva (e lo ha fatto) attingere a piene mani dal pozzo delle motivazioni per confezionare la recita della vita sul proscenio del Picchi: la società va a rotoli, i soldi non ci sono, i punti di penalizzazione tirano l’un l’altro come noccioline: niente di più facile per un giocatore provare a gettare il cuore oltre l’ostacolo.

E così è venuta fuori una partita di soffertissima bellezza, tanti gol, diverse amnesie difensive e il cuore in gola per la gente che ha riempito finalmente (il sole primaverile ha dato una mano) i gradoni del Picchi. I dati certi sono due: il Livorno versione Gelain non ha smarrito la voglia di lottare e la vocazione alla remuntada tipica della gestione Gautieri. Il gol lampo del vecchio volpone Corvia poteva costituire un Mortirolo psicologico per gli amaranto, che invece, a testa bassa e senza pensarci troppo, si sono alzati sui pedali, hanno fatto subito mulinare le gambe e i gol di Jelenic e Siligardi (una chicca l’assist filtrante di Vantaggiato) hanno rimesso la partita sui binari voluti da Gelain e dal popolo tutto. Il 3-1 di Gonnelli sembrava un altro segnale celeste: il baby tutto livornese che segna, e il Brescia che a quel punto poteva liquefarsi come neve al sole. Troppo bello, troppo facile. Perché qui entra in ballo la seconda considerazione: la tenuta della difesa e del centrocampo. Appelt Pires e Djokovic hanno confezionato un primo tempo sontuoso ma la spia della benzina doveva giocoforza accendersi: e quando è successo il Brescia ha preso in mano il pallino, ha accorciato le distanze con Sestu e ci ha messo francamente alle corde. La difesa a tre è una bevanda che va assimilata lentamente, e l’assenza di Ceccherini non ha giovato: ci vorrà tempo per chiudere le partite senza soffrire terribilmente come al tramonto della partita. Per fortuna arriva l’uomo con il turbante…

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