Gioco
Grosseto, Stringara suona la sveglia: squadra poco reattiva
Battuta d’arresto casalinga contro il Teramo causata anche da una dormita collettiva in area
GROSSETO. Lui li avrebbe voluti più cattivi. Ed è un’ovvietà dire che vedere un pizzico di aggressività in più non sarebbe guastato nemmeno a chi era andato allo stadio. «Svegliamoci - ha detto - altrimenti ci rubano la merenda». Lui li avrebbe voluti più compatti. E se il Teramo ha preso spesso il sopravvento è anche perché tra difesa e mediana il solco è stato evidente. «Siamo stati troppo lunghi in campo».
Ma purtroppo nemmeno Stringara Paolo, classe 1962, origini orbetellane e carriera in mezza Italia da calciatore e allenatore, ha la bacchetta magica. La prima volta dell’era Camilli con un allenatore maremmano in panchina non è andata bene. Anzi, è andata decisamente male: settima sconfitta stagionale per il Grifone, quarto dispiacere interno per un pubblico ormai pienamente legittimato a esclamare «mai una gioia»...
Sì, è vero, davanti c’era una delle big del girone B. Ma se si rivede il film della partita, il Teramo è stato attivo ma non pericoloso. Quello che scoccia decisamente è veder prendere l’ennesimo gol su palla inattiva. Puoi anche cambiare metodo e difendere a uomo, rovesciando quanto era stato predicato e applicato fino a una settimana prima da Pasquale Padalino: ma il Teramo ha vinto su una dormita colossale da calcio d’angolo, con il pallone che ha attraversato l’area piccola biancorossa da un palo all’altro e che ha trovato Perrotta pronto a insaccare in solitario. Il coach si è coperto il volto con le mani e non è bastato spingersi con foga fin sugli spigoli dell’area tecnica, in seguito, per chiamare schemi e distribuire posizioni. Non è servito nemmeno cambiare la formula difensiva, da 3 a 4 elementi, per rovesciare con efficacia in avanti il Grifone.
E poi anche Stringara i suoi sbagli li ha fatti. Li ha ammessi, da signore, in sala stampa, quando ha spiegato di essersi dovuto arrangiare schierando Alessio Mariotti in una posizione balorda, non sua (c’era da rimpiazzare sulla fascia Formiconi squalificato), e di averlo dovuto sostituire dopo appena 21 minuti di gioco, dopo averlo esposto all’impietoso pollice verso di una tribuna che ne reclamava la sostituzione fischiando sonoramente. La beffa delle beffe è che Longo, suo sostituto (e all’esordio), non ha dovuto sostenere la medesima pressione perché da quel momento in poi il Teramo ha rinunciato a spingere sulla propria sinistra.
Mettiamoci, in questa prima da dimenticare, anche l’arbitro Tardino e i suoi collaboratori. Mettiamoci anche loro, per amore della verità. Ma gli errori della squadra stanno pesando molto più degli errori degli arbitri. Il treno (quello che porta quantomeno ai playoff) sta passando e salirci diventa sempre più difficile. Stringara deve lavorare anche contro il tempo. Nelle ultime settimane sono arrivati sei volti nuovi, finiti tutti in campo meno Della Latta. Adesso che la classifica si fa un po’ preoccupante e che il Grifone comincia a guardarsi indietro, la domanda che circola allo Zecchini è: ma Piero Camilli continuerà a investire in questa squadra? E quanto?
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