Sicurezza
Da Totti a Veltroni, passando per Agnelli
Marcello Lippi, intervista a tutto campo: sono stanco, ma dovevo andare in Cina
ROMA. «Ho letto delle critiche al selfie di Totti: a me sembra una cosa semplice, una genialata di un giocatore che fa cose splendide a quasi 39 anni. Quanto andrà avanti? Non dice mai quando smetterà, lui si sente un giocatore, non ci meravigliamo se giocherà fino a 40, 41 o 42 anni«.
Lo dice Marcello Lippi parlando in una lunga intervista alla trasmissione “L’Arena” su Raiuno, durante la quale tocca vari argomenti tra cui, come è logico, il Mondiale vinto nel 2006, poco dopo l’esplosione di Calciopoli. «Avevamo la stampa contro, in quel periodo lì a Coverciano venivano i tifosi a gridarci di tutto, e poi tanta gente diceva che non bisognava andare al Mondiale, che dovevano andare i giovani, chissà cosa avrebbero detto gli stranieri - spiega l’ex ct -. Ma in Germania ci fosse stato un giornalista straniero a farci una domanda su quanto era successo... Al nostro ritorno il nostro pullman, partendo da Palazzo Chigi, era pieno di segretari e sottosegretari, in Italia si fa presto a salire sul carro dei vincitori. Ma Gigi Riva fu simpatico, disse loro che dovevano salire i calciatori».
In Cina, al Guanghzou Lippi ha vinto tutto e adesso è il direttore tecnico, avendo lasciato la panchina a Fabio Cannavaro.
«Sto vivendo un’esperienza stupenda - assicura -. Siamo otto italiani senza famiglia, e siamo sempre insieme, come al militare. Il lavoro va bene e la Cina è un Paese straordinario: al 30% è struttura e storia cinese, al 70% è New York, Manhattan. Nessuna squadra cinese aveva mai raggiunto i quarti di finale della Champions League, noi invece l’abbiamo vinta e, cosa più importante in assoluto, nel ranking asiatico ora siamo primi«.
Di cinese «ho imparato tre-quattro parole, tra cui posacenere e grazie, è impossibile...», sorride Lippi che spiega il perché dell’addio alla panchina del Guanghzou: «In Cina ho fatto un contratto di due anni e mezzo, ne valeva la pena provare questa nuova esperienza, ma ho spiegato al nostro boss che non ce la facevo a star lontano da casa così tanto tempo.
Ho detto alla società che volevo rimanere volentieri, ma non da allenatore. E loro mi hanno dato l’ok».
Lippi quindi ricorda il periodo juventino con Agnelli e Boniperti «e i fuoriclasse come Vialli, Cannavaro, Ferrara, Montero», o quelli del Mondiale, come Gattuso, perché fuoriclasse «è chi lo dimostra dentro e fuori dal campo« mentre il campione (lo dice dopo che gli mostrano un video di Cassano a Sanremo, ndr) è «quello a cui Madre Natura ha regalato grandi doti, ma di suo non ci mette niente, si arrabbia con l’allenatore, si fa squalificare».
Tutt’altro argomento. «Fra i nomi che leggo a me piace molto Walter Veltroni». Lippi vota l’ex sindaco di Roma nella corsa alla successione di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica. «Ormai non è più questione di colore, di sinistra, di destra o di centro - sottolinea il ct campione del mondo -. È questione di qualità delle persone. Deve essere una persona seria, di qualità, non ha importanza di quale colore».
Poi, commentando un’immagine di una partita benefica con in campo il premier Matteo Renzi, Lippi dice: «Qui Renzi ha dimostrato due cose, che è enormemente di sinistra, visto che quel tiro di destro...; la seconda (riferendosi al conduttore della trasmissione, Massimo Giletti) che è estremamente intelligente perché non ti ha passato la palla».
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