Gioco
100 anni fa: Livorno-Pisa e la grande rissa
Uno dei derby più incredibili della storia: finì 4-6 tra risse e sassate
LIVORNO. Un secolo amaranto. E un secolo di derby, contro il Pisa, ad alta tensione. L’ultimo, in Serie B, nel febbraio del 2009: 2-1 per i nerazzurri all’Arena Garibaldi. Ma 100 anni fa, esattamente il 12 gennaio 1915, ci fu uno dei derby più infuocati e accesi all’ombra dei Quattro Mori, l’ultimo prima della nascita dell’Unione Sportiva Livorno. Da una parte la Virtus Juventusque, che poco più di un mese dopo si sarebbe unita con la Spes Livorno per fondare proprio la nuova società amaranto, e dall’altra il Pisa Sporting Club: finì 6-4 per i nerazzurri tra risse, incidenti, botte e sassate. Sì, un antipasto del pallone moderno.
Il calcio tra la guerra. Era il campionato di Prima Categoria, l’equivalente dell’attuale Serie A, all’epoca strutturata in gironi interregionali. Era il gruppo toscano, dove c’erano anche Club Sportivo Firenze, Libertas Firenze, Lucca, Prato (si ritirò dopo 6 giornate) e Spes Livorno. Era la stagione 1914/1915, animata da ben 52 squadre e interrotta all’ultima giornata (domenica 23 maggio 1915) per l’entrata in guerra dell’Italia: l’attività nazionale riprese nel 1919 e quello scudetto fu assegnato al Genoa – al momento dello stop in testa alla classifica del girone finale settentrionale – soltanto nel 1921, quando ormai alcuni giocatori rossoblù erano morti durante il conflitto.
La Virtus Juventusque e la Spes Livorno parteciparono fino al 14 febbraio 1915, giorno della storica fusione: da quel girone passarono alla fase successiva, cioè al girone di semifinale dell’Italia meridionale, Pisa e Lucca. Che però non riuscirono ad andare oltre.
Quel derby di fuoco. Il derby del 1915 è quindi negli archivi sia per motivi storici che bellici, ma anche e soprattutto per i disordini di quel giorno. Le cronache dell’epoca riportano alcuni episodi violenti con protagonisti dirigenti, giocatori, tifosi e giornalisti. Insomma, un inferno. E ci fu anche una lettera di denuncia della società nerazzurra: si parla di «atti incivili commessi a danno nostro» e di «atti di violenza e di prepotenza preordinati», ai quali «presero parte degli appartenenti alla società Virtus, fatta lodevole eccezione del presidente (della Virtus, ndr) dottor Mecacci».
Ma che cosa successe? Fu un derby nervoso, violento e ricco di tensioni. A fine partita i giocatori del Pisa salirono sul tram e i tifosi livornesi li tirarono contro alcune «sassate che spaccarono vari vetri della vettura»: arrivati alla stazione, i nerazzurri furono il bersaglio di fischi e di altre sassate. Un giornalista pisano, Gino Salvioni, corrispondente de “La Gazzetta dello Sport”, «fu affrontato dal giocatore Versari della Virtus e tenuto stretto da questo signore perché gli altri forsennati lo picchiassero, finché non fu tolto dalle loro mani malconcio». Coinvolti nel caos anche due soci livornesi, Bargagna e Marengo.
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