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C’è Juventus-Inter, nessuno farà la befana

Domani sera allo Stadium non è una partita-scudetto ma conta parecchio: Allegri deve vincere, Mancini medita il colpaccio. Le ultime sulle formazioni

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TORINO. Non è uno scontro-scudetto, ma nemmeno una partita-nostalgia con l’etichetta un po’ poverosa di derby d’Italia. Diciamo che la classicissima Juventus-Inter con la quale domani sera allo Stadium riparte alla grande la serie A è una partita molto importante per entrambe le squadre, anche se gli obbiettivi sono parecchio diversi.

La Signora fra scudetto e mercato. Aspettando gli almeno due acquisti-chiave di gennaio (un difensore e un trequartista) Massimiliano Allegri vara la Juventus dei titolarissimi per il big match contro i nerazzurri: giocano tutti, con Marchisio, Pirlo e Pogba in mezzo e Vidal più avanzato a supporto del tandem d’attacco Tevez-Llorente. Nel 2014 i bianconeri ripartirono in campionato strapazzando la Roma, ora puntano a fare la stessa cosa contro l'Inter di Roberto Mancini, che malgrado il suo giovanile tifo bianconero è un avversario tradizionalmente ostico per la Signora.

«Speriamo di continuare sulla stessa strada - ha detto Paul Pogba in un'intervista a Sky - dobbiamo iniziare il 2015 con una vittoria, a maggior ragione per smaltire la delusione della Supercoppa, col Napoli abbiamo sbagliato cose importanti, e noi non possiamo fare errori così. Quest’anno puntiamo a fare strada in Champions, ma lo scudetto rimane l’obbiettivo numero 1 e questa partita va vinta».

Il caso Pogba. A livello personale, il 2015 potrebbe essere per Pogba l'anno della definitiva consacrazione ma anche della partenza. Dal mercato giungono in casa Juve voci di valutazioni e offerte astronomiche per lui (80 milioni), con le big d'Europa in fila per lui. Al contempo, i sussurri da Vinovo indicano che con quei soldi la dirigenza bianconera si fionderebbe su Falcao e su almeno un altro top-player, per cui la cessione - a giugno, ma forse perfino adesso - potrebbe essere vista come un sacrificio calcolato e necessario. Il giovane francese però frena: «Io di tutto questo non so niente, manco ho parlato col mio procuratore».

Inter spavalda. Sull’altro fronte si annuncia un’Inter decisa a giocarsi il big match di Torino alla pari, con l’obbiettivo nemmeno tanto segreto di tentare il colpaccio.

Mancini sta aspettando a gloria il transfer per Lukas Podolski che è atteso per oggi, e dunque in tempo per la trasferta di Torino: se così fosse, l’attaccante tedesco ex Arsenal potrebbe andare in panchina. Il tecnico nerazzurro non avrà a disposizione Nagatomo (Coppa d’Asia) e Mbaye (Coppa d’Africa), non è escluso che in difesa possa utilizzare Vidic, confidando nella sua esperienza e dandogli un’inattesa ultima chance; più probabile però che i quattro siano Campagnaro, Ranocchia, Juan Jesus e D’Ambrosio. A centrocampo spazio a Medel, Kuzmanovic ed Hernanes con davanti la coppia Icardi-Palacio.

Kovacic, la chiave. A supporto del tandem offensivo nerazzurro ci sarà ovviamente Mateo Kovacic, il giocatore-chiave degli schemi di Mancini. E proprio Kovacic conferma che l’atteggiamento nerazzurro allo Stadium non sarà conservativo.

«Con la Juventus si può vincere solo dando il 100% - spiega il giovane croato in conferenza stampa - ma siamo pronti ad affrontarli. Loro insieme alla Roma sono i più forti. Ma noi ci stiamo allenando bene e a Torino può essere il match della svolta, in fin dei conti il terzo posto è a 6 punti che a questo punto della stagione non sono così tanti. Io credo che vincere allo Stadium o perlomeno pareggiare non sia un’impresa impossibile, e ci darebbe una grande carica».

Il problema dell’Inter, tuttavia, per Kovacic non è il rendimento nella singola partita. «Contro Juve e Milan sono gare speciali, che ti caricano di per sé. Ma noi dobbiamo trovare continuità di risultati, altrimenti quelle davanti a noi in classifica scappano e noi vogliamo centrare il terzo posto». Ora con Mancini le idee sono chiare: «Facciamo un calcio più offensivo, teniamo palla, pressiamo alto e cerchiamo sempre la conclusione. Sono sicuro che questa è la strada giusta, se la partita di Torino andrà bene potrebbe scattare la molla decisiva».

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