Gioco
Carlotta sbarca a...Charlotte Negli Usa per diventare una big
La ventenne livornese studia da giornalista alla Queens University e parteciperà al campionato statunitense a squadre
LIVORNO. l nonno materno, il generale Armando Talarico, ne sarebbe stato ancora una volta orgoglioso. Perchè anche per sognare ci vuole coraggio, e scommettere su sè stessi non è facile, specie quando si è ancora giovanissimi. Come non è facile recidere il cordone ombelicale con la propria città, le proprie radici, la propria famiglia.
La storia di Carlotta Nassi, giovane promessa livornese del tennis, è una favola tutta da raccontare. E' lei stessa che, tornata in questi giorni a Livorno per le festività natalizie, ce la narra con grande precisione ed entusiasmo, oltre a quella grande semplicità che l'ha sempre contraddistinta fin da quando era piccola.
Carlotta, figlia di una maestra di tennis, Cristina, che lavora al circolo livornese di Banditella, ha iniziato a giocare a tennis all' età di quattro anni al Tennis club e per diverso tempo e' stata allenata dal maestro Claudio Galoppini e poi, all'eta' di 17 anni, è tornata a vestire i colori biancoverdi di villa Lloyd.
Nel dicembre del 2013 ha ottenuto il suo best ranking, 2/7, e, insieme alla sua squadra e' stata promossa in serie B. Il tennis da tutta la vita è la sua grande passione, ma anche a scuola è sempre stata la prima della classe tanto da diplomarsi a luglio al liceo scientifico Enriques di Livorno con un bel 100 centesimi, per la felicità dei suoi genitori che le hanno spiegato fin dalle elementari che la scuola viene al primo posto.
Carlotta in terza superiore ha iniziato a pensare al «dopo liceo». Il suo desiderio più grande è sempre stato quello di andare negli Stati Uniti per conseguire la doppia laurea, in Comunicazione e in Sports Management e contemporaneamente praticare il suo sport preferito.
Da grande le piacerebbe organizzare eventi di tennis o di basket, ma anche diventare una giornalista sportiva, stile Lia Capizzi o la bella Sara Benci, alla quale tra l'altro assomiglia molto fisicamente. Circa due anni fa entrò in contatto con una società americana con sede in Spagna che offre agli atleti l'opportunita di ottenere una borsa di studio negli Stati Uniti.
Decise di incontrare il responsabile di questa azienda che dopo averla vista giocare le prospettò la possibilità di grandi chances di un sussidio in un college degli States, grazie alla fantastica media del nove che aveva a scuola e alla sua buona classifica tennistica.
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E infatti Charlotte, Detroit e St Bonaventure le hanno subito offerto una borsa di studio integrale. Nel marzo scorso è volata oltreoceano, a Charlotte. Si è subito innamorata della Queens University, il posto ideale per iniziare a studiare e a giocare a tennis con grande dedizione. Il contratto con American International le è costato settemila dollari ma le ha permesso di coronare il suo sogno senza ulteriori spese aggiuntive.
Ha ricevuto infatti un contributo annuale completo del valore di cinquantaduemila dollari (circa 45 mila euro) che verrà riconfermato nei prossimi tre anni se Carlotta manterrà fede agli impegni scolastici e ai risultati tennistici. E il 16 agosto è finalmente partita per vivere quello che tutti chiamano The American Dream.
In Italia non e' cosi' semplice conciliare gli studi con lo sport, in America invece viene data una importanza rilevante agli atleti. Il suo college gioca in Seconda Divisione, il suo coach e il suo preparatore atletico hanno grande fiducia nelle sue potenzialità. Adesso la squadra e' in pre-season. Il che vuol dire lavorare duramente sul campo e in palestra fin dalle primissime ore del mattino.
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In questi primi mesi ha gia' ottenuto un quarto di finale in un torneo disputato in South Carolina e grazie a questo brillante risultato ha guadagnato la posizione numero 41 del ranking nazionale di seconda serie, prima freshman (così vengono chiamati gli studenti del primo anno) ad aver raggiunto una classifica così alta. La stagione vera e propria inizierà a febbraio e lei non vede l'ora di vestire i colori dei "Royals" nella conference per sfidare quindici squadre femminili della North e South Carolina, del Tennessee e della Georgia fino ad aprile, con la speranza di ottenere risultati tali da poter incontrare nel prosieguo anche le rappresentanti di tutti gli altri stati.
Carlotta ci racconta che la sua difficoltà più grande, oltre ad abituarsi alla sveglia antelucana delle 4 e 55, è stata la lingua. Lo slang americano è infatti completamente diverso dall'inglese che si impara a scuola e all'inizio faceva fatica a capire anche un semplice "How are you".
Charlotte è una grande città (800 mila abitanti, il principale centro del North Carolina), una città fantastica dove puo' anche andare a vedere le partite di basket degli Hornets (la squadra di cui è massimo dirigente il mitico Michael Jordan) e del suo grande idolo, Kemba Walker.
Una passione quella del basket trasmessa dal padre Alberto alla figlia e al secondogenito Attilio, giovane promessa del Don Bosco. Da oggi tutti a tifare quindi Charlotte ma soprattutto per....Carlotta.
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