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Livorno, il veleno nello spumante

di Alessandro Bernini
Livorno, il veleno nello spumante

Maniero-show, il Pescara ci manda di traverso il 2014. Poco gioco, Gautieri a rischio

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LIVORNO. Mai padroni di una partita che dovevamo vincere. Schiavi del non gioco che alla lunga ti annienta. Questo Livorno è un un inno allo spreco, al vorrei ma non posso. Finisce con la curva che urla “noi vogliamo 11 leoni” con la tribuna che grida “Gautieri dimettiti”. Da qualunque parti si guardi, è una brutta storia.

Basta un “pescarino ordinatino” per fare a pezzi il Livorno e onestamente la cosa è preoccupante. Molto preoccupante. Anche perché abbiamo vinto solo una delle ultime sette partite e stavolta non c’è neanche la bella classifica a fare da scudo a Gautieri e ai suoi giocatori.

Spalle al muro. Giocare alle 18 non ci aveva semplificato la vita, anzi. D’altra parte mica si poteva sperare che il resto della serie B giocasse a vinciperdi all’infinito. Le vittorie di Carpi, Frosinone, Bologna e Spezia mettevano il Livorno con le spalle al muro: si poteva solo vincere per riprendersi il secondo posto seppur in coabitazione, invece con questa sconfitta finiamo addirittura al sesto posto, a 12 punti dalla capolista, dove non sei nè carne nè pesce.

Mazzoni e Gautieri. Giochi in casa, perdi, e qual è il tuo miglior giocatore? Il portiere Mazzoni ! È qui che casca l’asino. Stavolta non c’è neanche la possibiltà di aggrapparsi alle occasioni sprecare, perché le occasioni vere le ha avute il Pescara.

Adesso è chiaro che la panchina di Gautieri torna a traballare, anche se gli allenatori liberi sono sempre meno. Calori, De Canio, Aglietti, Cosmi, Panucci, poco altro. Spinelli ha scelto il silenzio: la quiete prima della tempesta? Ha qualche giorno per pensarci.

Mosquera ko. Che non sarebbe stata una domenica da panettoni e champagne si è capito dopo 45”: il tempo di vedere buttar via due palloni e poi volare a terra J Mosquera, lui con le mani nei capelli e i compagni a chiedere il cambio. Infortunio grave visto che la diagnosi parla di lussazione completa della rotula del ginocchio. In serata la lussazione è rientrata, si spera che la cosa sia meno grave del previsto.

Gautieri ha messo dentro Luci per un 4-3-3 senza mediani (anche Biagianti era infortunato) e infatti il Livorno è andato spesso in sofferenza proprio lì nel mezzo, dove il Pescara con un onesto 4-4-2 ripartiva meglio.

Gol e autogol. La rete di Galabinov poco dopo la mezzora poteva spianare la strada al Livorno: una rasoiata su punizione, con tocco sottoporta del bulgaro, al quinto gol stagionale. Vantaggio tutto sommato meritato, anche se sotto il profilo del gioco non si era visto granché. Il guaio è che non siamo riusciti a tenere l’1-0 neanche per un quarto d’ora, perché pochi attimi prima dell’intervallo uno sciagurato colpo di testa all’indietro di Vantaggiato ha regalato l’assist a Maniero per il pareggio. Un mezzo autogol, anche trequarti.

Il patatrac. Purtroppo il peggio doveva ancora venire. Al momento dell’infortunio di Bernardini, Gautieri ha deciso di spostare Ceccherini centrale, arretrare Moscati a fare terzino e inserire Belingheri sul centrodestra. Il problema è che eravamo già in sofferenza a centrocampo, con quella mossa ci siamo quasi consegnati al 4-4-2 di Baroni. Anche se a parziale scusante di Gautieri va detto che in panchina mediani non c’erano. Ma allora sarebbe forse stato meglio inserire Gonnelli e non perdere Moscati.

Per due volte Mazzoni ha salvato il Livorno, prima su Bjarnason e poi su Maniero. Quando Gautieri ha provato a passare al 4-4-2 togliendo Cutolo e inserendo Jelenic, ormai avevamo perso l’inerzia della partita. E non sempre trovi l’episodio che gira dalla tua parte. Anzi, stavolta l’episodio è arrivato dall’altra parte, con fallo di Moscati in area su Melchiorri alla cinquantesima ripartenza centrale. E dal dischetto Maniero non ha sbagliato.

Restavano 10 minuti più recupero ma stavolta niente remuntada. Anche perché Siligardi era ancora lì a marcire in panchina. A quanto pare se ne vuole andare, non si sta allenando molto bene e questa è la punizione. Siamo combattuti. Meglio Jelenic che si impegna tanto o Siligardi che si impegna poco?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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