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Il commento - Il tramonto di un progetto

Giorgio Billeri

Il Livorno è stanco, usurato, soprattutto sembra una squadra che ha dimenticato la sua spensieratezza, la sua vocazione offensiva. Il commento al match col Pescara - La cronaca

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LIVORNO.  La farfalla è tornata bruco. Nuove crepe si aprono nella ex macchina da guerra amaranto ed era un finale abbastanza annunciato. Perché il Livorno è stanco, usurato, soprattutto sembra una squadra che ha dimenticato la sua spensieratezza, la sua vocazione offensiva. Il Pescara ci ha dominato, al di là di un risultato che soltanto per gli almanacchi è risicato. Gli abruzzesi di Baroni palleggiavano leggeri, sembrava che il campo per loro fosse un piano in discesa e per gli amaranto un penoso Mortirolo. La differenza, ancora una volta, l’ha fatta la qualità e la quantità del centrocampo: il Pescara l’aveva, il Livorno non ce l’ha ma non da adesso, è un peccato originale, un errore nell’assemblaggio di questo gruppo. La linea centrale a tre per reggere ha bisogno del continuo apporto degli esterni difensivi e dei rientri degli attaccanti, ma ieri né Ceccherini né Lambrughi, tenuti bassi dalle frecce pescaresi, hanno potuto dare una mano mentre i tenori avanzati sembrano dei lampioni spenti. E poi la malasorte, con Mosquera subito ko e Luci, palesemente fuori condizione, costretto ancora a cantare e portare la croce per 90’. Il Pescara ha affondato il coltello nelle debolezze del Livorno e nel credo di Gautieri, che si è garantito un fine 2014 ancora una volta sulla graticola. Meno male che arriva il mercato: serve sangue fresco a centrocampo, ma soprattutto gente abile in interdizione e in costruzione: hai detto niente. Ma se la serie A è nel mirino di Spinelli, l’acquisto (ma uno basta?) serve davvero.

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