Gioco
Livorno, un punto in agrodolce
A Chiavari rimonta con Galabinov, le dirette avversarie frenano. Che show i 600 tifosi
INVIATO A CHIAVARI. Domanda del giorno: un bel punto o occasione persa? Dipende dalla visione del mondo, più che del calcio. Per chi fa fatica ad uscire dalla bolla del pessimismo, proviamo a ricordare che sul campo dell’Entella avevano perso sia Carpi che Frosinone, e che i risultati di ieri sono andati di lusso.
Certo, se guardi formazioni e rosa ti resta sempre la sensazione di qualcosa di incompiuto, di un “vorrei ma non posso”, ma questa è storia vecchia.
Buttarla dentro. Nel calcio c’è una regolina semplice semplice, che vale dalla finale di Champions al torneo di quartiere: la devi buttare dentro. Perché poi hai voglia di parlare di moduli, di diagonali, di allenatori, di turnover. Se dopo un quarto d’ora Jelenic avesse segnato uno dei gol più facili della storia del calcio, è probabile che avremmo asfaltato l’Entella.
Bisogna essere più cinici, non si possono sprecare 4-5 palle gol ogni partita. Perché poi rischi anche di perderle, come successo pure ieri.
Avanti col 4-2-4. Il messaggio lanciato da Gautieri prima di andare in campo era chiaro: «Andiamo a vincere». Non c’era bisogno di gridarlo al cielo, bastava leggere le formazioni.
Perché il Livorno si è presentato con un 4-2-4 che profumava di assalto alla diligenza. Pochi giochetti tattici: 4-2-4 puro in fase offensiva che diventava 4-4-2 se non 4-5-1 in fase difensiva visto che Siligardi e soprattutto Jelenic arretravano sui centrocampisti e anche Vantaggiato andava a dare una mano. Un pizzico più indolente Galabinov che restava davanti ad aspettare palloni per fare la guerra con Iacoponi.
Un bilancio di questo modulo? Alti e bassi, serve più compattezza in fase difensiva da parte degli attaccanti e serve un Siligardi più vivo, perché alla resa dei conti è lui il vero giocatore del Livorno che può spaccare le difese. E stavolta non l’ha fatto
Botta e risposta. In un contesto del genere, sembra quasi assurdo che il primo tempo sia finito 0-0, anche perché dietro il Livorno non poteva certo essere blindato. E invece tra quell’errore clamoroso di Jelenic e la traversa colpita da Di Tacchio con un siluro a scendere da 30 metri, siamo andati all’intervallo col risultato meno probabile.
I gol comunque erano in agguato. Anche perché il Livorno ha iniziato il secondo tempo male, molle, senza l’atteggiamento di chi deve andare in battaglia. Come col Catania E infatti dopo neanche 100 secondi ci ha salvato prima una parata di Mazzoni e sulla respinta un miracolo di Vantaggiato sulla linea di porta, quando mezzo stadio stava già esultando.
La rete l’ha firmata così all’11’ l’indigesto Mazzarani, bravo prima a aggirare Maicon e poi a battere Mazzoni sulla respinta quasi miracolosa del portiere. In quel momento, sinceramente, ci è preso lo sconforto: e ora come ci usciamo da qui?
In realtà ci siamo usciti salvando la pelle quando al 23’ Cutolo, appena entrato, ha pennellato un cross per Galabinov che ha fatto la prima cosa buona della partita, uno splendido colpo di testa sul secondo palo.
Sull’1-1 c’è stata la speranza ma anche il timore. Perché Mosquera è dovuto uscire per crampi e ci siamo ritrovati con un 4-2-4 senza mediani, con Djokovic e soprattutto Belingheri a fare schermo davanti alla difesa. È finita senza sussulti, con le notizie migliori che negli ultimi minuti sono piovute a raffica dagli altri campi.
Curva amaranto. Ci piace spendere due parole anche per tutti quei tifosi che sono saliti a Chiavari. Erano in 600 tra curva e tribuna, arrivati in treno, pullman, tante auto. Si sentiva solo loro. Grande tifo, passione, striscioni tra i quali spiccavi un “Livorno è la mia vita” che è il succo della storia di tanti cresciuti a pane e amaranto. Anche dopo la rete di Mazzarani, quando il mondo ci stava per crollare addosso, i 600 non hanno smesso un attimo di cantare e sostenere la squadra. Loro, più di chiunque altro, meritavano il pareggio di Galabinov.
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