La protesta
Chechi, il lato comico del campione
Livorno, il ginnasta presenta il libro di Nencini che racconta un suo aspetto inedito
LIVORNO. «Tredici ori ai Giochi del Mediterraneo, tre alle Universiadi, quattro agli Europei, cinque ai Mondiali, un oro e un bronzo alle Olimpiadi». Il Signore degli Anelli ascolta imperturbabile il suo ricco palmarès ma alla fine puntualizza: «Sì, ma ho vinto anche qualche campionato regionale!». Jury Chechi ci scherza su, non dimentica da dove ha iniziato, all’Etruria di Prato dove poi ha spiccato il volo per diventare un campione di fama mondiale, coronando la carriera con l’oro olimpico nel '96.
Chechi è a Livorno a presentare “Il lato comico del duro allenamento” del compagno di squadra e amico Lorenzo Nencini, la sala è gremita ma più di una conferenza pare un ritrovo di vecchi amici che non si vedono da una vita: compagni di squadra, genitori, future promesse della ginnastica, tutti a ridere quando le immagini del proiettore mostrano un Chechi “inedito”, quello che scherza in allenamento con Nencini e gli altri ginnasti, presso cui a quanto pare aveva fama di casinaro. «Jury in allenamento era una bestia, lavorava tantissimo - conferma Nencini -ma quando usciva non riuscivamo a tenerlo, ne combinava di tutti i colori».
Chechi protesta: «Smentisco, non è vero niente, nel libro ci sono episodi assolutamente inventati». Come quello che ritrae Chechi intento a rubare 5 chili di gelato in un ristorante e gettarlo dal terzo piano di un albergo durante un ritiro. È il momento dell’intervista e si fa subito serio. Qual è la giornata tipo di Jury Chechi? «Principalmente faccio il babbo e mi piace tantissimo, ho un figlio e una figlia di 11 e 9 anni (Dimitri e Anastasia ndr) che occupano gran parte del mio tempo, poi sono un imprenditore». Politico (è stato consigliere comunale a Prato), commentatore sportivo e conduttore televisivo, dopo il ritiro non ha un attimo libero. Anche lo sport non riesce ad abbandonarlo: «Vado in bici, è l’unico sport che posso praticare» aggiunge, pensando anche agli infortuni.
Meglio una sconfitta pulita che una vittoria sporca: è il motto che campeggia sul suo profilo twitter, mantra che accompagna la sia filosofia di vita, sportiva e non. «Credo sia fondamentale: non esistono trucchetti o scorciatoie per arrivare dove si vuole. Niente doping o mezzucci, il segreto è il duro allenamento e la determinazione, cerco sempre di farlo capire ai miei figli perché è l’unica cosa che conosco».
Eva Bertolacci
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