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Gioia, ambasciatore della boxe in Salvador

Gioia, ambasciatore della boxe in Salvador

LIVORNO. Una quarantina di giorni su e giù per El Salvador. Per staccare la spina dalla quotidianità, arricchire il proprio bagaglio culturale e guardare da vicino il mondo della boxe di quel paese....

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LIVORNO. Una quarantina di giorni su e giù per El Salvador. Per staccare la spina dalla quotidianità, arricchire il proprio bagaglio culturale e guardare da vicino il mondo della boxe di quel paese. Quel pugilato, da sempre parte importante della sua esistenza. Prima come atleta e poi come dirigente a livello locale e regionale. Per Tancredi Gioia, presidente dell’Apl e vicepresidente della FPI toscana, davvero una bella esperienza. «Il primo vero approccio con il mondo del pugilato di El Salvador - racconta Tancredi - è stato quasi casuale. Sfogliando i giornali vidi che c’era un’importante riunione pugilistica. L’occasione giusta per vedere da vicino la differenza tra il nostro e il loro modo di fare boxe. Il presidente federale mi ha voluto conoscere e mi ha fatto accomodare accanto a lui a bordo ring. Mi ha spiegato che il pugilato da loro è uno degli sport più importanti. I pugili più bravi, però, appena raggiungono una certa notorietà emigrano in Messico. La tecnica dei loro pugili, almeno quelli che ho visto, non è eccelsa. Come determinazione, invece, non gli leghiamo neppure le scarpe, salvo eccezioni s’intende. Su cinque match cui ho assistito, la prima volta, ben quattro sono terminati per ko. Da loro mi hanno ribadito, i match che finiscono prima del limite sono quasi la normalità». Ma l’incontro ravvicinato di Tancredi Gioia con il pugilato salvadoregno non è finito lì. “Sono stato intervistato da una Tv locale. Ho conosciuto e mi sono confrontato con un gruppo qualificato di arbitri. Ho parlato con qualche pugile». Insomma in pochi giorni Tancredi Gioia è diventato una piccola star e un ambasciatore della boxe nostrana in quell’angolo dell’America Centrale. Poi la ciliegina sulla torta. «Il presidente Interiano mi ha invitato a tornare per progettare e realizzare, a livello pugilistico, qualcosa insieme. Io, nonostante le sue insistenze, gli ho detto che ci avrei pensato. Anche perché tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. E in questo caso addirittura l’oceano».

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di Redazione web