Il Tirreno

Livorno

Il fischio di Ceccarini «Fiero dell’amaranto e pronto alla sfida»

di Fabrizio Pucci
Il fischio di Ceccarini «Fiero dell’amaranto e pronto alla sfida»

Gli arbitri, la squadra, i tifosi, la presenza in panchina: il nuovo team manager scelto da Spinelli si presenta

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LIVORNO. La faccia che non lascia trasparire nessuna emozione, ma dentro un vulcano che cola lava amaranto. Il vernissage di Piero Ceccarini, nuovo team manager è una lunga sequenza di buoni propositi tra i quali non si nasconde neanche un filo delle classiche banalità da primo giorno di scuola.

Questione di stile. Ceccarini è distinto nel suo doppio petto nero e parla, adesso può farlo, da tifoso amaranto ancora prima che da nuovo dirigente. Seduto in fondo all'aula della conferenza stampa, siede mimetizzato tra i giornalisti il figlio dell'ex arbitro. Si chiama Fulvio, ha 32 anni e guarda il padre con orgoglio. Piero rompe subito il ghiaccio: «Sono molto soddisfatto di questa scelta perché era l'obiettivo che mi ero prefissato dopo la decisione di lasciare il settore arbitrale. Ringrazio la società e il presidente perché ho l'opportunità di crescere sul piano professionale. Porterò le mie esperienza di sportivo e di addetto alla salvaguardia del regolamento come ho sempre fatto».

Il suo compito quale sarà?

«Cercherò di essere più utile possibile ad allenatore e giocatori per trarre vantaggio dalla correzione di comportamenti che possono essere sbagliati».

Come per esempio lamentarsi delle decisioni arbitrali?

«Anche. Nell'ultimo periodo il Livorno da questo punto di vista non è stato fortunato, ma non deve sentirsi vittima perché questo atteggiamento psicologicamente accentuerebbe una problematica».

Dica la verità: il suo arrivo dopo gli ultimi episodi negativi non è casuale...

«E invece è proprio il contrario. Noi dobbiamo solo pensare a un'ottima accoglienza alla squadra arbitrale. Quando arrivano le designazioni, gli arbitri devono essere contenti di venire a Livorno».

Lei andrà in panchina in casa e in trasferta. Pensa che la sua presenza possa condizionare gli arbitri?

«Neanche per idea. Gli arbitri hanno l'obiettivo di fare bene. A prescindere. Non hanno nessuno interesse a sbagliare».

Si è già confrontato con l'allenatore e la squadra. Impressioni?

«Ottime. Questo gruppo è composto da bravi ragazzi».

Come si metterà a disposizione di Gautieri?

«Ci confronteremo. Farò ciò che mi sarà chiesto. Lavoreremo sulla gestione emotiva delle situazioni. Avete visto che cosa è successo a Lambrughi e Frosinone? In campo il pathos vince sulla razionalità e anche un ragazzo educato come Alessandro è andato su tutte le furie».

Spinelli ha chiamato Abodi e Nicchi...

«Un presidente può farlo alla luce di episodi continuativi».

Che cosa ha pensato quando ha ricevuto la chiamata da Spinelli?

«L'aspetto emotivo è un fattore importante specie per uno che si rende conto che sta per ottenere qualcosa che si era prefissato. Già lì scatta un battito di cuore veloce. In questo caso è venuta fuori l'opportunità del Livorno e quei battiti di cuore sono stati ancora maggiori. Non oso pensare che cosa proverò la prima volta che andrò sul terreno di gioco. Come calciatore ero scarso e non ho potuto indossare la maglia amaranto, ma ora in qualche mondo mi sento ripagato da questo incarico».

Il team manager è il trait d'union tra squadra, società e anche tifosi...

«Sono livornese e, fin da ragazzino, tifoso del Livorno. Per questo mi sento vicino alla gente. I nostri tifosi sono encomiabili: quelli che vengono ogni sabato allo stadio e quanti vanno anche in trasferta. Noi però vorremmo che lo stadio fosse gremito. Ricordo un Livorno-Pisa negli anni 70 con 27 mila spettatori all'Ardenza...».

Ceccarini, altri tempi...

«Lo so, ma vorremmo che anche quanti non vengono più iniziassero a pensare alla possibilità di tornare per sostenere la maglia amaranto. Vogliamo che Livorno diventi un'isola diversa dal resto del Paese, Per correttezza e incitamento mi piacerebbe una tifoseira all'inglese e la nostra curva da questo punto di vista parte avvantaggiata perché è corretta e calda».

Qualche tifoso non è soddisfatto dei risultati.

«Col tempo dobbiamo avvicinarci a una cultura diversa di intendere il calcio. La società ha un obiettivo finale e tutti remano nella stessa direzione per raggiungerlo. Se i tifosi sono consapevoli di questo, devono anche accettare i momenti in cui le cose non vanno bene».

Tre curiosità: l'approccio con Spinelli, un aneddoto su Gautieri-giocatore e da chi ha ricevuto la telefonata più toccante...

«Con il presidente ci siamo visti sabato. Il colloquio è stato cordiale. Mi ha subito spronato a far bene. Abbiamo ricordato alcuni miei arbitraggi delle partite del suo Genoa. Gautieri? Di lui ricordo un rigore negato, non da me, in un lontano Juve-Roma. In campo era corretto, ma si faceva rispettare da avversari e arbitro. L'in bocca al lupo più sentito? Quello degli arbitri livornesi. L'ho ricambiato. Un pensiero affettuoso ai giovani fischietti di casa nostra».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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