Gioco
Il fischio di Ceccarini «Fiero dell’amaranto e pronto alla sfida»
Gli arbitri, la squadra, i tifosi, la presenza in panchina: il nuovo team manager scelto da Spinelli si presenta
LIVORNO. La faccia che non lascia trasparire nessuna emozione, ma dentro un vulcano che cola lava amaranto. Il vernissage di Piero Ceccarini, nuovo team manager è una lunga sequenza di buoni propositi tra i quali non si nasconde neanche un filo delle classiche banalità da primo giorno di scuola.
Questione di stile. Ceccarini è distinto nel suo doppio petto nero e parla, adesso può farlo, da tifoso amaranto ancora prima che da nuovo dirigente. Seduto in fondo all'aula della conferenza stampa, siede mimetizzato tra i giornalisti il figlio dell'ex arbitro. Si chiama Fulvio, ha 32 anni e guarda il padre con orgoglio. Piero rompe subito il ghiaccio: «Sono molto soddisfatto di questa scelta perché era l'obiettivo che mi ero prefissato dopo la decisione di lasciare il settore arbitrale. Ringrazio la società e il presidente perché ho l'opportunità di crescere sul piano professionale. Porterò le mie esperienza di sportivo e di addetto alla salvaguardia del regolamento come ho sempre fatto».
Il suo compito quale sarà?
«Cercherò di essere più utile possibile ad allenatore e giocatori per trarre vantaggio dalla correzione di comportamenti che possono essere sbagliati».
Come per esempio lamentarsi delle decisioni arbitrali?
«Anche. Nell'ultimo periodo il Livorno da questo punto di vista non è stato fortunato, ma non deve sentirsi vittima perché questo atteggiamento psicologicamente accentuerebbe una problematica».
Dica la verità: il suo arrivo dopo gli ultimi episodi negativi non è casuale...
«E invece è proprio il contrario. Noi dobbiamo solo pensare a un'ottima accoglienza alla squadra arbitrale. Quando arrivano le designazioni, gli arbitri devono essere contenti di venire a Livorno».
Lei andrà in panchina in casa e in trasferta. Pensa che la sua presenza possa condizionare gli arbitri?
«Neanche per idea. Gli arbitri hanno l'obiettivo di fare bene. A prescindere. Non hanno nessuno interesse a sbagliare».
Si è già confrontato con l'allenatore e la squadra. Impressioni?
«Ottime. Questo gruppo è composto da bravi ragazzi».
Come si metterà a disposizione di Gautieri?
«Ci confronteremo. Farò ciò che mi sarà chiesto. Lavoreremo sulla gestione emotiva delle situazioni. Avete visto che cosa è successo a Lambrughi e Frosinone? In campo il pathos vince sulla razionalità e anche un ragazzo educato come Alessandro è andato su tutte le furie».
Spinelli ha chiamato Abodi e Nicchi...
«Un presidente può farlo alla luce di episodi continuativi».
Che cosa ha pensato quando ha ricevuto la chiamata da Spinelli?
«L'aspetto emotivo è un fattore importante specie per uno che si rende conto che sta per ottenere qualcosa che si era prefissato. Già lì scatta un battito di cuore veloce. In questo caso è venuta fuori l'opportunità del Livorno e quei battiti di cuore sono stati ancora maggiori. Non oso pensare che cosa proverò la prima volta che andrò sul terreno di gioco. Come calciatore ero scarso e non ho potuto indossare la maglia amaranto, ma ora in qualche mondo mi sento ripagato da questo incarico».
Il team manager è il trait d'union tra squadra, società e anche tifosi...
«Sono livornese e, fin da ragazzino, tifoso del Livorno. Per questo mi sento vicino alla gente. I nostri tifosi sono encomiabili: quelli che vengono ogni sabato allo stadio e quanti vanno anche in trasferta. Noi però vorremmo che lo stadio fosse gremito. Ricordo un Livorno-Pisa negli anni 70 con 27 mila spettatori all'Ardenza...».
Ceccarini, altri tempi...
«Lo so, ma vorremmo che anche quanti non vengono più iniziassero a pensare alla possibilità di tornare per sostenere la maglia amaranto. Vogliamo che Livorno diventi un'isola diversa dal resto del Paese, Per correttezza e incitamento mi piacerebbe una tifoseira all'inglese e la nostra curva da questo punto di vista parte avvantaggiata perché è corretta e calda».
Qualche tifoso non è soddisfatto dei risultati.
«Col tempo dobbiamo avvicinarci a una cultura diversa di intendere il calcio. La società ha un obiettivo finale e tutti remano nella stessa direzione per raggiungerlo. Se i tifosi sono consapevoli di questo, devono anche accettare i momenti in cui le cose non vanno bene».
Tre curiosità: l'approccio con Spinelli, un aneddoto su Gautieri-giocatore e da chi ha ricevuto la telefonata più toccante...
«Con il presidente ci siamo visti sabato. Il colloquio è stato cordiale. Mi ha subito spronato a far bene. Abbiamo ricordato alcuni miei arbitraggi delle partite del suo Genoa. Gautieri? Di lui ricordo un rigore negato, non da me, in un lontano Juve-Roma. In campo era corretto, ma si faceva rispettare da avversari e arbitro. L'in bocca al lupo più sentito? Quello degli arbitri livornesi. L'ho ricambiato. Un pensiero affettuoso ai giovani fischietti di casa nostra».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
