Gioco
Chiamare lo 0586 Mai visto un Livorno così di scoglio
Contro il Perugia record di 4 labronici doc scesi in campo: Mazzoni, Ceccherini e Moscati titolari, più Gonnelli subentrato
LIVORNO. Sabato pomeriggio un'ora dopo la partita il presidente Spinelli, sereno e come poche altre volte al dispetto del pareggio casalingo con il Perugia, ha mandato un messaggio ai tifosi: «Serve entusiasmo. Non dobbiamo deprimerci perché abbiamo tanti motivi di soddisfazione: la classifica è buona e soprattutto abbiamo visto in campo tanti livornesi e questo dovrebbe riempire il cuore degli sportivi».
Per la verità Spinelli ha pure aggiunto: «Teniamo d'occhio quel Moscati che secondo me è uno dei più forti nel suo ruolo in serie B». Così parlo il pres.
Concetti che meritano di essere sottolineati con particolare riferimento al senso d'appartenenza che viene garantito da chi è nato a Livorno e indossa la maglia che ama di più.
Made in Leghorn. Mazzoni, Ceccherini, Moscati e, nel finale del match con il Perugia, pure Gonnelli. Ecco il nostro poker d'assi, quello su cui è possibile fare affidamento perché sai che non ti tradirà mai. Anzi: andrà alla ricerca dei propri limiti per superarli. Sabato, anche se non tutti insieme, hanno messo nel loro nella partita con il Grifone.
Quattro livornesi, là sul prato dell'Ardenza a difendere l'onore e il nome della loro, della nostra città. Nel calcio di oggi, dove certe squadre presentano nell'undici di partenza solo stranieri, questo per noi deve essere un vanto. E non solo. I tifosi hanno un motivo in più per sostenere questa squadra perché dentro ci sono davvero i ragazzi della porta accanto.
L'identikit. Mazzoni, 30 anni più di metà dei quali vissuti con l'amaranto sulla pelle, è una colonna dello spogliatoio. Il suo contributo non si esaurisce in campo, perché ha spalle larghe ed esperienza, quella che, a dispetto della giovane età non fa difetto nemmeno a Ceccherini che a fine campionato toccherà le cento presenze in amaranto.
Sono invece debuttanti Moscati (per lui una sola presenza nel 2011 prima di quest'avventura) e Gonneli. Se il portiere è il nostro presente, gli altri tre sono il futuro di questa società, le bandiere di domani. Livornesi e prodotti del settore giovanile amaranto. Anche questo è un dettaglio per nulla trascurabile.
Autarchia. I quattro livornesi in campo sabato non sono un record, ma poco ci manca, almeno se prendiamo come riferimento gli ultimi anni.
In effetti in una stagione, neanche troppo lontana nel tempo, c'è stato un Livorno con forte connotazione 'indigena'. Ricordate ? Quello del 2003/04 che vinse la serie B riportandoci in Paradiso dopo oltre mezzo secolo. Era la squadra di Balleri, Chiellini, Cristiano Lucarelli (l'anno dopo arrivò anche il fratello Alessandro)e Matteini, ma anche di uomini di valore come Grauso, Doga, Cannarsa, Fanucci e soprattuto lui: Igor Protti.
Tutti calciatori non livornesi solo per pure questioni anagrafiche, ma con tanto amaranto nelle vene al punto da essersi fermati in città una volta appese le scarpe al chiodo. Sì perché loro - come amava ripetere Osvaldo Jaconi - avevano, hanno sposato una causa: quella di riportare la città e non solo e semplicemente la squadra, nel grande calcio.
Passato e futuro. Da Magnozzi, a Pitto, da Vincenzi ai fratelli Picchi, passando per Mido Bimbi. Da Mauro Lessi fino ai giorni nostri con Vitulano (altro mito incidentalmente non nato a Livorno) e Bonaldi. Se c'è una tifoseria che ha bisogno di identificarsi con chi va in campo, è di sicuro quella amaranto. Oggi il testimone ce l'hanno Mazzoni, Moscati, Ceccherini e Gonnelli. Loro sono il valore aggiunto di una squadra che merita di essere sostenuta.
Fabrizio Pucci
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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