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Pontedera, assalto sterile resiste la Reggiana bunker

Pontedera, assalto sterile resiste la Reggiana bunker

I granata hanno dominato, trovando davanti un portiere in vena di prodezze Il rammarico di Indiani: meriteremmo 3-4 punti in più di quelli che abbiamo

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PONTEDERA. Quando l’arbitro fischia la fine manca poco meno di un quarto d’ora alle 20. Il pubblico abbandona lentamente il Mannucci e si avvia verso casa. L’ora di cena si avvicina. Ma a qualcuno sarà passato l’appetito nel vedere un’altra vittoria sfumata del Pontedera. Per certi versi lo 0-0 che arriva con la Reggiana è simile all’ultimo contro L’Aquila. Tanto cuore, tanti tentativi per arrivare a quel gol che manca ormai da 375’. Niente da fare. Il risultato non cambia. Mister Paolo Indiani non ne può più di vedere i portieri avversari trasformarsi in supereroi e arrivare su ogni conclusione. «Con un portiere normale magari saremmo riusciti a vincere – commenta – invece non ce n’è andata bene una. Mi sembrava di rivedere la partita con L’Aquila». Contro gli abruzzesi fu Giovanni Zandrini a indossare mantello e calzamaglia per volare sui tiri di Caponi e compagni. Stavolta lo spauracchio si chiama Ivano Feola, 23 anni e già due precedenti favorevoli con i granata. Due anni fa in Seconda divisione indossava la maglia del Chieti e costrinse il Pontedera a una doppia sconfitta. All’andata e al ritorno. Ma non è la sola causa del terzo pareggio in sei partite. Poche punte, pochi punti. Le impressioni di settembre che ci lascia il Pontedera sono buone. L’unica foglia che cade dall’albero è quella del gol che non arriva. La squadra di Indiani è a secco da 4 partite. Un’eternità. La condizione ancora approssimativa degli uomini che dovrebbero sfondare le porte è il primo problema. Cesaretti è frenato dai continui problemi muscolari e Scardina è sempre sulla via del recupero dopo lo stiramento all’adduttore. Così il tecnico di Certaldo si ritrova con il solo Disanto come prima punta da affiancare a Grassi. Giovane interessante per carità, ma non può essere lui la medicina per l’astinenza da gol. I compagni lo cercano continuamente con lanci e verticalizzazioni. L’ex Arezzo attacca la profondità, ma oltre alle punizioni e calci d’angolo guadagnati c’è poca sostanza. Tiro al bersaglio. Sono le parole più ricorrenti di Indiani nel dopo partita. Ma suonano bene per illustrare il modo in cui Caponi e compagni hanno cercato la strada del gol. Pressing alto e inserimenti dei centrocampisti, per provare ad aggirare il muretto della Reggiana. «È stato davvero un tiro al bersaglio, non mi ricordo quante volte abbiamo tirato in porta e il loro portiere ha preso ogni cosa. Quando l’allenatore avversario ti dice “Avreste meritato di vincere 4-0” rende bene l’idea di come sia andata la partita. Purtroppo non siamo abbastanza bravi a concretizzare, ma più di così non possiamo fare». E allora via con i tiri dalla distanza. Nel primo tempo ci provano Grassi su punizione, poi Caponi direttamente da calcio d’angolo e Bartolomei con un destro dei suoi. Ma Feola prende ogni pallone. Stessa musica nel secondo tempo. Negli ultimi 20’ sempre Bartolomei ci prova da ogni posizione senza risultati. Emilia (poco) paranoica. Ribaltiamo uno dei pezzi cult dei Cccp per esaltare le qualità della Reggiana. Altro che paranoia, la “Regia” è tra le squadre più lucide e ordinate di questa Lega Pro. Nel 4-3-3 di Alberto Colombo la linea di centrocampo è serrata, con il vecchio Andrea Parola a tenere unite le linee e gli esterni bravi a intasare gli spazi sulle fasce. Per superare le linee serve un’invenzione o un lancio in profondità. Non ci sono altre strade. Non è un caso se gli emiliani hanno la migliore difesa con solo 2 gol subiti dopo 6 giornate. Un record che condividono proprio col Pontedera. Ma la partita è stata tutt’altro che abbottonata. I granata dovevano riscattare la sconfitta di Lucca e hanno cercato la vittoria con più insistenza. «Ma se non segni alla fine resta un po’ di dispiacere – chiosa Indiani – la prestazione mi va bene, però meritiamo almeno 3-4 punti in più di quelli che abbiamo».

Lorenzo Lazzerini

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di Redazione web