Gioco
Pagliuca: «La Spal ha punito una Lucchese presuntuosa»
Niente pressing e poca concentrazione: i rossoneri regalano un tempo agli estensi e non riescono neppure a sfruttare una mezz’ora giocata in superiorità numerica
INVIATO A FERRARA. Non è quella con la Spal la partita da vincere. Evidente il divario tecnico tra le due compagini: i biancazzurri costruiti per un torneo d’alta quota, i rossoneri per conquistare la salvezza anche all’ultima giornata. Ma nella partita affrontata contro l’avversario più ostico ci si attende una Lucchese aggressiva, determinata, coraggiosa. Invece i rossoneri paiono scolaretti in gita ad ammirare lo spettacolo del Paolo Mazza, quasi 3500 spettatori nonostante l’ora di pranzo (mezzogiorno e mezzo): «Se non giochiamo con il morso e pensiamo di venire a Ferrara a fare risultato vuol dire che non abbiamo capito nulla» tuona in sala stampa mister Guido Pagliuca che ha un diavolo per capello. «Perdere ci può stare, ma regalare un tempo a una formazione cinica e quadrata come la Spal non va bene. Abbiamo giocato in otto perché qualcuno si è montato la testa (da Calcagni a Santini, da Ferretti a Biasci). Ma voi cronisti che da tanti anni frequentate gli stadi l’avete visto come abbiamo preso il secondo gol, quello che ci ha tagliato le gambe, a due minuti dalla fine del primo tempo? Da sbarbati, da gente che non sa neanche dove si trova. Volete chiamarlo peccato di gioventù? Io dico invece che si tratta di presunzione. In settimana l’ambiente ha iniziato a fare voli pindarici, elogi sperticati ai ragazzi, a parlare d’alta classifica e qualcuno ha finito per crederci. Poveri illusi».
Quindicesimo posto. Per Pagliuca è una sorta di mantra che ripete ossessivamente: «Il nostro unico traguardo dev’essere il quindicesimo posto conquistato con la fame e la voglia che ci ha contraddistinto da quando alleno questa squadra. Chi ha altre idee in testa è meglio che se le faccia passare in fretta altrimenti non ha capito nulla. Sai cosa di ti dico? Questo ridimensionamento farà bene a tutti. La Lucchese non può permettersi dannosi narcisismi. Se vogliamo salvarci dobbiamo lavorare sodo con umiltà giorno dopo giorno».
Squadra poco reattiva. Oscar Brevi, tecnico della Spal che da calciatore aveva già dato un dispiacere alla Lucchese segnando il gol della vittoria quando militava nel Como (serie C1, stagione 2000-2001), non lo dice apertamente, ma è consapevole che la sua squadra ha giocato al gatto con il topo: «I rossoneri sono un’ottima squadra, ma noi abbiamo interpretato la sfida nel modo giusto con un’ottima circolazione, rapidi cambi campo e sfruttamento delle seconde palle». Esattamente quello che è mancato alla Lucchese.
Pressing, questo sconosciuto. Per dire cosa non ha funzionato servirebbe un’intera pagina. Zero pressing in mezzo al campo, sterilità e fragilità offensiva, esterni difensivi incapaci di fronteggiare la fisicità dei padroni di casa. La scelta di Ferretti prima punta si rivela un flop. Perché il giocatore non è una punta centrale e partendo troppo da lontano finisce per restare ingabbiato nella ragnatela del centrocampo estense. Prova ne sia che gli unici pericoli per la Spal - almeno quando si è giocato in undici contro undici - sono arrivati da conclusioni dal limite. E anche la catena di destra (Risaliti-Calcagni) sbanda per tutto il primo tempo. Legittimo, buon giocatore non un fenomeno, ha maramaldeggiato sulla fascia sinistra e i gol sono arrivati proprio dalle sue aperture che hanno consentito all’isolato Ferretti e alla boa Germinale di chiudere i conti. Meglio nella ripresa con l’ingresso di Boilini e la retrocessione di Calcagni sulla linea dei terzini.
Mezz’ora con l’uomo in più. E dire che la Lucchese ha avuto la possibilità di riaprire i giochi quando, dopo un quarto d’ora della ripresa, il metronomo Togni (già ammonito) commetteva fallo da tergo sul lanciato Boilini. Cartellino rosso e Spal in dieci. Ti attendi un arrembaggio rossonero e invece alla fine arrivano un paio di palle gol su mischie nonostante la rivoluzione tattica di Pagliuca che schiera la difesa a tre e inserisce pure Ferrante e Chianese. Manca, e lo si sapeva (Strizzolo out e Raicevic alle prese con un permesso di soggiorno che arriverà, speriamo, a fine ottobre) una punta con l’istinto del killer.
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