Il Tirreno

Livorno

Spes Fortitude, pugni per abbattere le barriere

Spes Fortitude, pugni per abbattere le barriere

Successo del progetto con la casa famiglia La Quercia. E tanti ragazzi scoprono il pugilato

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LIVORNO. Si sente spesso parlare di sport come mezzo per operare nel sociale, per integrare persone con provenienze e situazioni di vita diverse, unirle abbattendo le troppe barriere create dalla società. Tuttavia rare sono le iniziative concrete che si possono toccare con mano sul territorio. Una di queste è senza dubbio quella messa in atto dalla Spes Fortitude, scuola pugilistica livornese alla quale fanno capo Veronica Del Giovane e il campione Lenny Bottai.

La società, dopo aver negli anni passati sviluppato un bellissimo progetto totalmente onlus sulla salute mentale, in collaborazione con lo psicologo Mini Alessio e l'associazione Mediterraneo, per avvicinare al pugilato in forma soft diversi ragazzi in cura, ha da tempo aperto anche una breccia a favore dello sport con la casa Famiglia La Quercia di Livorno.

«Da essa - ci spiega Bottai - riceviamo in adozione sportiva dei ragazzi, italiani e stranieri, al fine di integrarli a pieno con i nostri e più che altro avvicinarli allo sport senza nessuna pressione economica o di altro genere. Ci occupiamo noi di tutto. È un progetto che ci ha dato grande soddisfazione, palpabile anche solo da come i ragazzi in questione si siano legati ai nostri».

«Ciò a prescindere dall'agonismo, ci teniamo a sottolinearlo, il progetto mira semplicemente a far partecipare allo sport dei ragazzi, anche solo come amatori, se poi qualcuno richiedesse di fare attività agonistica, anche se coi minori in affidamento servono particolari garanzie, tanto meglio, ma a noi basta stiano nel gruppo e si allenino per benessere. Cosa più semplice e facilmente coniugabile».

Tutto nasce dall'idea cullata da tempo dalla società, che poi ha avuto la fortuna di avere tra gli iscritti un'operatrice della detta Casa Famiglia, «quando scoprii che Alessandra - spiega la Del Giovane - mia allieva al corso femminile, operava in una casa famiglia, proposi subito l'idea che con Lenny avevano da tempo, e la cosa senza necessità di progetti, richieste di fondi o intermediari burocrati fu attivata direttamente da noi, perché l'unico nostro fine era realizzarla e basta. Dobbiamo ringraziare lei e tutta la struttura che ci coadiuvato nella gestione dei soggetti, spesso minori e quindi sotto la tutela diretta dell'associazione».

«Avessimo più spazio e tempo - dicono entrambe - ci piacerebbe estendere ancora ad altre realtà il progetto, per far si che il nostro modo di vedere il pugilato diventi sempre di più un mezzo di condivisione e possa uscire dallo stereotipo negativo della prevaricazione fisica sul prossimo».

Di certo alla Spes Fortitude si impara ad abbattere non le persone ma le barriere.

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