Gioco
«Io, il Livorno e quel gol contro il Bari»
Davide Matteini tra ricordi e ottimismo: «Questa è una squadra super, appena si sblocca ammazza il campionato»
LIVORNO. «Da bambino avevo tre sogni, giocare con la maglia della mia città, arrivare in serie A, e fare gol al Pisa...si dice che non si vive di ricordi, ma chi vive di ricordi vuol dire che i ricordi li ha». Piacere, sono Davide Matteini, 32 anni, livornese del quartiere Sorgenti e questa è la summa del mio pensiero che ho affidato alla bacheca bel mio profilo facebook.
Sorriso spontaneo, tanta vita disegnata sulla pelle con i suoi innumerevoli tatuaggi, lui è uno di noi. Un ragazzo come tanti che è riuscito ad aprire il cassetto e a prendere in mano i propri sogni. A lui è successo il 14 ottobre 2003: Livorno-Bari. Minuto 90'. Pugliesi in vantaggio fino a quando arriva lui. Boom, gol, pareggio e corsa sotto la nord: «Che ricordi ho? Un'emozione indescrivibile. Ricordo tutto fino a un attimo prima, poi ho un vuoto di memoria. Ero ubriaco di felicità. E forse per quello ho delle amnesie. Dicono che anche il coma etilico provochi perdita di memoria. Ecco. Fai conto che io sia andato in coma etilico».
Da quel Livorno-Bari a questo Bari-Livorno. Si affrontano due squadre destinate a essere protagoniste…
«Senza dubbio. Sarà una partita molto difficile, ma occhio agli amaranto».
In che senso?
«Ragazzi, questo è uno squadrone. Ho giocato con Cutolo e Vantaggiato: sono fortissimi. Poi la difesa è eccezionale con Emerson e Ceccherini. Infine segnatevi il nome di Marchino Moscati: farà grandi cose».
Sì, ma quale può essere l'obiettivo del Livorno?
«La promozione. Lunedì ero allo stadio. Al di là delle emozioni personali, ho visto una squadra che deve ancora decollare: può fare, ma non fa. Se scocca la scintilla, ammazza il campionato».
Che cosa intendi per lo scoccare della scintilla?
«Un insieme di fattori. I giocatori devono resettare il passato. Qualcuno l'anno scorso ha giocato a S.Siro e allo Juventus Stadium mentre fra qualche settimana sarà di scena a Lanciano o a Carpi. Un pizzico di delusione e demotivazione rischiano di annidarsi nell'inconscio dei giocatori. Se superano questo blocco spaccano in due la serie B. Quello di domani è un bel test anche da questo punto di vista».
In questo senso è fondamentale il ruolo di Gautieri, non trovi ?
«Certo e con il Gaucho siamo in una botte di ferro».
Lo conosci bene dai tempi di Pescara, vero ?
«Sì. Abbiamo giocato insieme. Lui è un uomo perbene. Una grande persona. Nello spogliatoio è una presenza. Ha il senso del gruppo e a me faceva quasi da padre: quando c'era qualche screzio ricuciva gli strappi e mi ha sempre difeso anche quando avevo torto».
E come allenatore come lo giudichi?
«Mi piace molto. Spinelli ha fatto un'ottima scelta».
La squadra viaggia a corrente alternata. E' una questione di modulo?
«Non posso giudicare. Resto comunque dell'idea che il problema è psicologico.Ma con i giocatori che ci sono, non credo che il Gaucho abbiamo problemi di modulo».
Torniamo ai suoi sogni realizzati: non hai rimpianti?
«Nessuno, ho fatto a mia onesta carriera. Ho segnato dalla A alla C2 e mi sono tolto belle soddisfazioni. Ho provato l'esperienza a Singapore. L'anno scorso ero a Viareggio da Cristiano Lucarelli. In questi giorni mi sono allenato con il Bientina e aspetto una chiamata interessante. Se non arriva posso pure appendere la scarpe al chiodo».
Ma non è presto per smettere?
«Amici. Il calcio è cambiato. Tre anni fa D'Agostino stava per firmare per il Real Madrid e ora gioca nell'Andria in serie D. Le continue riforme dei campionati hanno prodotto queste situazioni assurde».
Ultima notazione: hai giocato con Piermario Morosini. Un ricordo…
«Un ragazzo d'oro. E lo avrei detto anche se il 14 aprile 2012 non fosse successo nulla. Era introverso, ma io da buon livornese ero entrato in confidenza con lui. Mi chiamava “braccio marcio” per via di una cicatrice che ho fin da quando ero ragazzo. Che dire di più? Ho la sua foto come salvaschermo del mio telefonino...».
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