Gioco
«Il tifo ci ha spinto verso l’impresa»
Emerson ringrazia la Curva: «Questa gente ci trasmette l’amore per la maglia»
LIVORNO. Senso di appartenenza. L'espressione fu coniata da Osvaldo Jaconi nel 2001 e ripresa da Davide Nicola undici anni più tardi. Senso di appartenenza. In altre parole: condivisione di un amore lungo cento anni come recitava un bi-asta esposto l'altra sera con il Latina.
Valore aggiunto. Partita maledettamente difficile, quella con i nerazzurri. Squadra solo e per quasi tutto il secondo tempo anche in vantaggio di un gol e di un uomo. Anzi: no. L'espulsione di Djokovic non ha ridotto in inferiorità numerica gli amaranto, perché i tifosi della curva hanno spinto la squadra verso l'impresa. Decibel a profusione. Voglia di arrendersi meno di zero e i giocatori “spostati” dai tifosi come pedine del Subbuteo.
Emerson, il capitano per ringraziarli usa parole che toccano le corde della sensibilità: «La nostra gente è il dodicesimo uomo in campo, ma attenzione non è un modo di dire perché li sentiamo, li vediamo in campo con noi. Siamo un tutt'uno. Insieme lottiamo e soffriamo per questa maglia. È come se loro fossero tifosi-giocatori e noi giocatori-tifosi».
El Puma, proprio come quando guida la difesa, non si risparmia e prosegue: «Sono loro che ci hanno trasmesso l'amore per questa maglia, la passione per il Livorno. Giocare qui non è come farlo altrove. L'amaranto ha un significato profondo che va al di là del colore ufficiale della società. Chi indossa questa maglia sa che l'unico modo per essere apprezzato è spremere tutte le energie sul terreno di gioco».
Virus amaranto. Ecco che ritorna il concetto da cui siamo partiti: il senso di appartenenza. L'altra sera la tifosi e squadra ne hanno dato un esempio chiarissimo.
Il tifo aumentava in misura inversamente proporzionale al tempo che ci separava dalla prima sconfitta in campionato. Così il Latina è andato in confusione, mentre i nostri hanno decuplicato le forze. Emerson è qui da tre anni, ma c'è un aspetto che continua a sorprenderlo: «È bello vedere come anche quest'anno i nuovi arrivati siano riusciti a interpretare bene il comune sentire dei tifosi. Merito di noi vecchi che abbiamo spiegato che cosa significa giocare a Livorno, ma soprattutto della passione di tutta la città che spinge la squadra».
Già, perché quel virus amaranto è contagioso e non c'è antidoto in grado di debellarlo.
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