Con Cutolo è un giallo a lieto fine
Il fantasista su rigore salva il Livorno ridotto in dieci: un pareggio figlio del carattere
LIVORNO. Che pareggione. Quasi una vittoria. Conquistato col cuore, quando il mondo sembrava ci fosse crollato addosso, sotto di un gol, in 10 contro 11 e con la clessidra che stava per svuotarsi. E invece, spinto da una Curva Nord pazzesca, che non ha mai smesso di sostenere la squadra, il Livorno ha trovato l’1-1 al 43’ su un rigore solare. E Cutolo, dopo aver litigato con Mandorlini e rifiutato il Pisa, ha messo un altro timbro per la cittadinanza ad honorem segnando ed esultando come un pazzo.
La curva e il cuore. Chiariamo. Il Livorno non ha giocato una gran partita, anzi, dalla cintura in su è stato proprio bruttino. Molto meglio in difesa perché, alla resa dei conti, il Latina non ha fatto niente ad eccezionale e si è visto dalle parti di Mazzoni solo con quel colpo di testa di Crimi. E questa è una buona notizia.
Però il Livorno ha soprattutto a dimostrato di avere un’anima, non si è mai arreso, ci ha provato con qualcosa che va oltre la tattica e la tecnica. Una qualità che scopriamo oggi e che ci fa piacere.
Lo meritava quella Curva Nord, impressionante nel sostegno alla squadra quando in pochi ormai ci credevano. Lo meritavano quei tifosi del Latina che imperversano in tutta Italia cantando Faccetta Nera.
Nuovi fenomeni. Detto questo, in serie B ti aspetti arbitri di serie B e non dei mezzi incapaci come questo Chiffi di Padova, uno che invece di stare nascosto ha voluto fare il fenomeno, rifilando un rosso a Djokovic spropositato. Rischiava di essere un pugno mortale, di quelli che ti fanno un occhio nero e ti distruggono il morale.
Stavolta è andata bene, la prossima volta speriamo che questi arbitri cambino registro. Ah, il rigore che ci ha dato? Non poteva non fischiarlo nemmeno se ingoiava il fischietto.
Jefferson e l’attacco. Partita complessa dicevamo, molto complessa. Un po’ a sorpresa Gautieri si è presentato con un tridente inedito: Jefferson centrale, Siligardi a destra e Belingheri a sinistra. Perché la scelta di Jefferson? Tre ragioni: 1) Galabinov aveva svolto solo un paio di allenamenti, 2) Vantaggiato non ha ancora più di mezzora nelle gambe, 3) Jefferson era l’ex, questa poteva essere la sua partita. Poteva. Alla resa dei conti la mossa non ha funzionato.
Il brasiliano è rimasto impantanato ben presto nelle sabbie mobili di Cottafava, uno che a 37 anni sa come si fa il difensore. Perso il riferimento centrale, il gioco è un po’ ristagnato a centrocampo anche se per i primi 20’ il Livorno ha avuto possesso palla e anche una buona occasione con cross di Lambrughi e Siligardi che non c’è arrivato per un soffio.
Il Latina è uscito dal guscio a fatica, cercando più che altro la testa di Sforzini, con Angelo che restava molto basso nel 3-5-2 garantendo a Beretta sempre 4 difensori. E così la partita è rimasta bloccata fino all’intervallo.
Che emozioni. I guai sono arrivati con l’inizio del secondo tempo. Roba da film horror. Djokovic, già ammonito, dopo 2’ ha fatto un fallo a centrocampo: per falli del genere nell’80% non si ammonisce, nel 99% dei casi non si ammonisce uno già ammonito. E invece... Giallo e Livorno in 10. Gautieri ha chiamato Gemiti dalla panchina ma non c’è stato neanche il tempo di fare il cambio, perché il Latina ha battuto la punizione e sul cross di Rossi è arrivato il colpo di testa vincente di Crimi. Peggio di così cosa poteva succedere?
Gautieri ha provato a cambiare inserendo Gemiti, Cutolo e Vantaggiato, il Livorno continuava a tenere bene dalla cintola in giù, ma davanti arrivare alla porta era una via crucis. Negli ultimi minuti però la spinta è diventata un assalto e al 44’ è arrivato il miracolo: tiro di Cutolo da fuori area, tuffo di Cottafava che si immola e devia il pallone con la mano. Rigore netto. Cutolo va sul dischetto, cala il gelo sul Picchi, poi la rete si gonfia sul siluro di Aniello ed esplode la gioia.
È un pareggione, l’abbiamo detto. Il Livorno deve crescere ancora nel gioco, questo è evidente. Ma intanto dopo 3 partite è ancora imbattuto. E stavolta non era facile salvare le penne.
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