Il Tirreno

Livorno

Cesaretti fallisce, Indiani si rassegna al pareggio

di Tommaso SIlvi
Cesaretti fallisce, Indiani si rassegna al pareggio

Ma per il Pontedera un punto strappato ad Ancona non è certo da disprezzare E il coach ammette: «Nel secondo tempo sono andati meglio i padroni di casa»

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ANCONA. «Se avessimo fatto gol probabilmente avremmo vinto. Dalla panchina non mi sembrava che l’Ancona potesse farci del male». Lo insegnano fin dai pulcini. L’attaccante quando è davanti alla porta deve segnare. E basta. Senza pensare, senza cercare la finezza. Gonfiare la rete: questo è l’obiettivo del bomber. Paolo Indiani dopo lo 0-0 di Ancona riparte proprio dall’occasione fallita dal suo centravanti Christian Cesaretti. Poteva fare meglio l’ex Frosinone dopo un quarto d’ora di gioco. Ma il calcio è fatto di episodi. E quello che poteva cambiare il volto al match il Pontedera non ha saputo sfruttarlo.

Punto guadagnato. Il fresco della sala stampa rilassa e apre la mente. Indiani si lascia scivolare addosso la tensione accumulata nell’area tecnica durante i 90’ e si rimette gli abiti del tecnico saggio ed esperto. A ripensarci uno 0-0 ad Ancona non è proprio un fallimento. «Oggi abbiamo guadagnato un punto, non ne abbiamo persi due. Nel secondo tempo hanno fatto meglio i nostri avversari». 7 punti in 3 partite, un gol subito e 5 realizzati. Solo un pazzo riuscirebbe ad alzare la voce con i granata. Chi invece dovrebbe alzarsi un po’ di più, ma in campo, è Luigi Grassi. Sul prato al “Del Conero” il numero 10 si carica sulle spalle la squadra come è abituato,, ma prende la rincorsa da troppo lontano. Dierna, Malus e Cangi vedono arrivare lo tsunami di tecnica granata in anticipo e dispongono con cura i sacchi di sabbia al limite dell’area per far infrangere l’onda Grassi senza rischiare di subire allagamenti disastrosi dalle parti di Lori. «In settimana avevamo lavorato per far impostare la manovra d’attacco a Grassi, ma di solito è bravo a farlo da posizione più avanzata. Oggi non è stato così – spiega Indiani – e quindi siamo stati meno pericolosi».

Corsa e possesso palla. Dopo l’allenamento di venerdì mattina Federico Vettori aveva svelato il piano anti-Ancona del Pontedera. Le videocassette guardate con attenzione negli spogliatoi avevano messo a nudo un difetto importante negli uomini di Cornacchini. «Fanno fatica a manovrare con velocità – diceva Vettori- Per questo cercheremo di fare un gioco rapido e pungente». Detto fatto. Caponi, Bartolomei e Settembrini maestri d’orchestra che vanno a prendere il pallone da Vettori, Madrigali e Gasbarro per dare il via alla melodia del Pontedera. Galli prima e Paparusso poi, insieme a Luperini, schizzano sulla linea laterale del campo e offrono linee di passaggio e profondità. Musica stupenda per le orecchie di Indiani. Per rendere perfetto lo spettacolo servirebbe la sviolinata finale, ma per oggi gli strumenti sono questi. Il tecnico di Certaldo comunque è contento dei suoi uomini d’attacco. «Cesaretti e Disanto mi sono piaciuti. Ci è mancato solo il gol ma la prestazione degli attaccanti è stata positiva». Come a dire: «Non si può sempre vincere».

Un punto accontenta tutti. Dallo spogliatoio dell’Ancona escono facce sorridenti. 2 punti in 3 partite non sono certo un bottino di cui andare fieri, ma se arrivi da una settimana difficile, in una piazza che ha l’entusiasmo sotto la suola delle scarpe e con una formazione infarcita di giovani lo 0-0 con la prima della classe diventa un punto di partenza. «Sapevamo chi avevamo di fronte – dice dopo la doccia il difensore dell’Ancona Emilio Dierna – e per noi è un punto importante. Dopo l’Ascoli e il Pisa c’è il Pontedera. Giocano bene e lo fanno a memoria perché sono insieme da due stagioni». Gli applausi vanno al coraggioso Cornacchini: passare dal 4-2-3-1 al 3-5-2 in una settimana con ottimi risultati è sintomo di coraggio. Giocare a specchio spesso è la soluzione più semplice per non subire l’avversario. E come di fronte a uno specchio si sono osservate a lungo Ancona e Pontedera. Senza farsi del male.

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