Il Tirreno

Livorno

È il solito Camilli il “Comandante” vuole solo vincere

È il solito Camilli il “Comandante” vuole solo vincere

Sembrava volesse mollare il Grosseto, poi è rimasto E dopo il primo ko ha rivoluzionato la squadra

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GROSSETO. «Ancora è presto per dare giudizi. Riparliamone tra due mesi e vi renderete conto di quello che vale il Grosseto». Doveva andare via, doveva vendere, doveva mollare tutto. E invece ha ripreso il timone in mano, addirittura dopo il compromesso con la cordata pugliese. Ha fatto lui il mercato, ha scelto lui il mister, è andato in prima persona a Milano per piazzare gli ultimi colpi dopo la sconfitta di esordio. Caricato a molla, irriconoscibile rispetto a quello di inizio estate.

Piero Camilli, il Comandante, è di nuovo il protagonista. Non si è fatto ancora vedere allo stadio ma sa tutto, conosce tutto. «A Teramo abbiamo sofferto, ma la squadra ha dimostrato di avere delle qualità. Adesso dobbiamo solo aspettare che arrivi la migliore condizione. Non dimentichiamo che questa squadra è stata fatta in una settimana».

Camilli gongola al pensiero di quello che possono fare i suoi ragazzi. «Se li prendiamo ad uno ad uno - sottolinea - vediamo che Mangiapelo, Burzigotti, Formiconi, Gambino, Finazzi, Torromino, Pichlmann hanno giocato in B; Elez, Mariotti e Ilari hanno vinto il titolo Primavera con la Lazio».

Della serie, sentirete parlare del Grosseto. Solo una settimana fa, ci chiedevamo cosa potesse diventare questo Grosseto. In molti avevano storto il naso quando, all'ultimo tuffo, erano arrivati “solo”, un ragazzino croato della Lazio e un esperto difensore di categoria. Ma c’era anche un attaccante calabrese che la settimana prima era partito dalla panchina, perché ancora a corto di condizione. Giuseppe Torromino, “Torrogoal 11”, come si legge sulla sua pagina Facebook: due assist e un gol (e che gol!) e di colpo la tifoseria biancorossa trova un nuovo idolo.

E i due dell'ultimo momento? Beh, il primo scende in campo solo al minuto 64 della ripresa, al posto di Varricchio e ci impiega solo 8' per siglare la sua prima rete tra i professionisti; quella che ribalta la partita, quella che di colpo fa imparare il suo nome a tutti gli sportivi biancorossi: Josiph Elez. Pioli di lui ha detto che è soprattutto un buon difensore. Ma uno che sfiora il metro e 90, pure dotato di piedi buoni, non poteva avere impatto diverso su una palla inattiva, come quella del 2-1. Infine l'ultimo, quello esperto: Alessio Mariotti. Uno che a 30 anni potrebbe sentirsi “vecchio”, in mezzo a tanti ragazzini. Gioca a lungo con una benda d'altri tempi in fronte. Esperienza, malizia, grinta, la giusta cattiveria; insomma quello che si chiede a un difensore come lui. Letta così, il Grifone sembrerebbe solo un insieme di buoni solisti. In verità, una squadra costruita a pochi minuti dal via mostra già una discreta personalità. Che dire? Silva ha fatto un buon lavoro. Certo, c'è da lavorare sul modulo, ma il 3-5-2 di Teramo ha tutto per migliorare. Vincere aiuta a vincere, a patto di mantenere il profilo basso. «Aspettiamo», predica Camilli. Ma qualcosa frulla già nella sua testa...

Maurizio Caldarelli

Paolo Franzò

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di Redazione web