Gioco
Il soldato Jonny «Ho sofferto tanto, adesso gioco io...»
Mosquera: Luci e Biagianti fuori, è la mia grande occasione Gautieri mi stima, per lui posso fare anche il terzino...
LIVORNO. Da mascotte del gruppo a titolare nella partita del debutto con il Carpi. Da pittoresco 'oggetto misterioso' a ragazzo dal sorriso sincero e il cervello che funziona. E' la parabola di Jonny Mosquera, il centrocampista colombiano che a un anno dal suo arrivo a Livorno sorprende e non solo per la dimestichezza mostrata con la lingua italiana. Pelle d'ebano, liscia come la seta, il simpatico Jonny (ma lui si firma Jhonny con l'acca) è carico e fiuta la grande occasione dopo un anno trascorso nella naftalina.
Voglia di stupire. La stagione 2013/14 lo ha visto ai margini della rosa. Lui ha sofferto, ma oggi si sente più forte: «L'anno passato non ho avuto l'opportunità di giocare con continuità, ma era normale che fosse così perché era la prima volta che andavo via dal mio Paese». E' un ragazzo perbene, questo ventitreenne di Medellìn, di quelli che entrano nello spogliatoio in punta di piedi: «Il primo campionato è sempre quello più difficile. Ecco perché non sono stato utilizzato da Nicola e Di Carlo che comunque considero grandi allenatori. D'altronde ogni tecnico ha le sue idee e può fare ciò che vuole e per cui stavo fuori anche se non capivo bene perché. Ora però ho girato pagina. C'è Gautieri che mi stima e sabato sera contro il Carpi credo di essere andato bene. Ho tanta voglia di mettermi in mostra, di lavorare per giocare sempre di più». In effetti, rispetto a dodici mesi fa, quando scese all'aeroporto di Pisa con lo sguardo stralunato Jonny sembra un'altra persona. Oggi si sente a suo agio nella realtà italiana: «Dovete capirmi - spiega - perché l'anno scorso è cambiata mi vida, la mia vita. Ora sono pronto per giocarmi le mie carte».
Tempi duri. Un rapido flashback, però è inevitabile. I primi giorni in Italia non devono essere stati divertenti per il centrocampista prelevato dall'Envigado: «Il problema principale era la lingua. Non capivo nulla e non parlavo italiano. Mi aiutò moltissimo Valentini che parla spagnolo. Ecco. Lui è un amico vero. Ma furono determinanti al fine del mio ambientamento anche le presenze di Emerson e Paulinho. Ora lego molto con Surraco, ma anche con tutti gli altri compagni di squadra».
Nostalgia canaglia. A Jonny piace l'Italia: «E' un Paese bellissimo, tranquillo dove si vive molto bene», ma la Colombia è chiusa nel suo cuore: «Mi mancano le mie cose, la mia città, ma soprattutto la mia famiglia. Mio figlio, la mia ragazza e la mamma. Ma presto arriveranno qui. Riesco comunque a restare tranquillo». Le differenze tra Colombia e Italia ci sono anche nel calcio: «Qui - conferma - il livello tecnico è più alto che nel mio Paese».
Protagonista in campo. Sabato sera contro il Carpi Gautieri gli ha consegnato le chiavi del centrocampo amaranto. Lui sorride: «Quello è il mio ruolo, ma posso fare anche la mezzala e addirittura anche il terzino perché non mi manca la corsa. So che davanti a me ci sono giocatori fortissimi come Luci e Biagianti, ma ora tocca a me perché Andrea e Marco sono infortunati».
Livorno: gli obiettivi. Sarà per la giovane età, sarà per l'entusiasmo generato dalla maglia da titolare. Fatto è che Jonny quando parla del suo Livorno mica si nasconde: «Nello spogliatoio - dice - siamo tutti convinti di poter fare un campionato di alto livello. La serie A diretta? Non lo so. Di certo vogliamo mostrare sul campo la nostra di vincere sempre a cominciare dalla partita di Brescia. Sarà dura, ma ci proveremo».
Il caso Siligardi. Jonny Mosquera parla con il suo comprensibilissimo italiano contaminato di spagnolo. La vicenda Siligardi può essere spinosa, ma non per lui: «Ogni giocatore - dice - ha l'ambizione di giocare sempre ai massimi livelli. E così anche Luca. Detto questo, però, sono felice che sia rimasto con noi perché è fortissimo».
Il futuro. Jonny fa le carte al campionato: «In questa fase iniziale c'è grande equilibrio. Non vedo una squadra in grado di vincere facile anche se Catania e Bologna sono molto solide». Infine prova a guardare oltre l'attualità: «Il mio futuro? Ho un anno di contratto con il Livorno più opzione per il secondo. Mi piacerebbe, ma so bene che è un sogno, ritrovare da avversario il giocatore più forte che ho conosciuto: James Rodriguez».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
