Il Tirreno

Livorno

Il Carpi ci rovina la serata di Gala

di Fabrizio Pucci
Il Carpi ci rovina la serata di Gala

Lampo del bulgaro, poi un errore costa il pari al Livorno

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LIVORNO. Un pareggio stiracchiato per ricominciare. Sgombriamo subito il campo da equivoci: si poteva, si doveva fare meglio. Per bagnare il debutto con una vittoria sul Carpi, squadra di seconda fascia anche se ben disegnata da Castori, non sono bastati neanche i sei-attaccanti-sei schierati da Gautieri che, partito con Cutolo, Galabinov e Cutolo, ha chiuso con Siligardi, Jefferson e Jelenic.

Pane duro. Bentornati nella giungla della serie B dove il terreno è disseminato di trappole e certi avversari sono armati fino ai denti perché nella tonnara hanno una priorità: salvare la pelle. Prendete gli emiliani. Per tutta l'estate il loro allenatore ha sbandierato il vessillo del 4-3-3. Poi però all'Ardenza si sono presentati coperti e abbottonati come in un una notte d'inverno e nel primo tempo non hanno neanche dato la sensazione di soffrire il caldo di fine agosto. Sì, perché la loro lucida lettura difensiva che prevedeva fino a dieci uomini dietro la linea della palla ha incartato il Livorno costretto a cozzare contro il muro eretto davanti all'area di rigore. E nella ripresa, senza cambiare modulo, ma con un atteggiamento appena meno timido, hanno colpito al bersaglio grosso, complice una dormita collettiva della difesa amaranto. Per i nostri è un inizio amaro nella consapevolezza che c'è ancora molto da lavorare.

Caso Siligardi. Se Castori ha bluffato sul 4-3-3, Gautieri non ha fatto abiura al suo credo tattico. Tridente scontato, ma dubbio Cutolo-Siligardi risolto a favore dell'ex attaccante del Padova. Una decisione che lascia aperta, o forse spalanca la porta alla cessione del bomber di Campagnola sul quale ha messo le mani il Verona. Siligardi è entrato a dieci minuti dalla fine proprio al posto di Aniello. Al suo ingresso in campo è stato accolto dai fischi dell'Ardenza. Tra ambiente e giocatore sembra esserci rottura totale anche per via della sua prossima, eventuale destinazione. Eppure uno come Siligardi, in grado di spaccare la partita in qualsiasi momento, farebbe molto comodo a questa squadra priva del cambio di passo.

Andamento lento. Nel primo tempo il Livorno ha giocato con equilibrio, pazienza e raziocinio, ma senza pungere. In mezzo il fuoco di sbarramento composto da Bianco, Porcari e Lollo ha soffocato Djokovic e Moscati, i centrocampisti amaranto incaricati di far male con gli inserimenti. Così alla resa dei conti mille palloni sono passati dai piedi di Mosquera a cui Gautieri ha consegnato le chiavi del centrocampo. Il colombiano non si è tirato indietro. Ha pure mostrato personalità, ma di rado ha potuto verticalizzare la manovra e anche sulle corsie esterne Cutolo (già idolo della tifoseria) e Surraco hanno ricevuto pochi rifornimenti. Ancora meno Galabinov che in tutto il primo tempo ha visto un solo cross (di Meola) proveniente dalla tre quarti e quindi difficile da correggere in porta.

Gol e 'braccino'. Eppure la partita si era messa in discesa. Merito di Galabinov (cresciuto in modo esponenziale rispetto a quattro anni fa) che ha scaraventato in porta un assist di Meola. Gol arrivato, peraltro nel momento più opportuno per segnare: a un sospiro dalla fine del primo tempo. Al ritorno in campo, però, il Carpi, sempre fedele al 4-5-1 ha alzato la cresta e tanto è bastato. Amaranto con la spia della riserva accesa che incassato il pari (difesa rivedibile) hanno messo insieme una prestazione pasticciata e poco lucida: tutto l'opposto di quanto visto nel primo tempo quando il serbatoio era pieno.

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