Il Tirreno

Livorno

«E ora mi manca solo un gol al Pisa...»

di Alessandro Bernini
«E ora mi manca solo un gol al Pisa...»

Bagno di folla per Aniello Cutolo che carica l’ambiente: «Livorno non è una piazza qualsiasi, sono qui per dare battaglia»

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LIVORNO. «Eccolo, è su quella macchina». L’applauso si alza fragoroso quando Aniello Cutolo si presenta in piazzale Montello. Non accadeva da anni. «Cavolo che accoglienza, non so proprio cosa dire». Tranquillo Aniello, per ora, considerando che non sei ancora sceso in campo, hai già detto e fatto abbastanza.

Niente male come impatto...

«Cosa può dare Livorno lo so bene, qui ho giocato tante volte da avversario. Ma fa sempre effetto arrivare ed essere accolti così, è stata una sensazione che mi ha davvero aperto il cuore».

Beh, ci sono almeno due buoni motivi per questa accoglienza.

«A cosa ti riferisci?».

Prima di tutto il rifiuto di andare al Pisa.

«La decisione di venire a Livorno l’avevo presa dieci giorni fa. Nella mia testa c’era Livorno, l’offerta del Pisa non ha spostato di un millimetro la situazione.

La società e il ds Signorelli mi avevano voluto, non sono tipo che gira le spalle. La firma è slittata solo perché le due società dovevano trovare il loro punto d’intesa per cose loro, con me era tutto sistemato».

E poi c’è il tuo essere nemico dichiarato del Verona e di Mandorlini.

«Non rinnego niente e confermo il mio sentimento, anche se nel calcio bisogna sempre guardare avanti. Quel giorno che con la maglia del Padova tornai al Bentegodi fu drammatico, so io cosa ho passato. Ripeto, non rinnego niente».

Sai come la pensano i tifosi su questi argomenti.

«Sì, stamani me l’hanno detto. Ora, se lo ripescano, mi manca solo di segnare un gol al Pisa e sono a posto... Scherzi a parte, sono qui per dare battaglia contro chiunque e spero di meritarmi questa simpatia e questo affetto anche per quello che farò in campo».

Sei sempre stato un amante del 4-3-3.

«Vero, è il modulo che probabilmente esalta di più le mie caratteristiche».

Ma preferisci giocare a destra o a sinistra?

«Ho giocato da entrambe le parti. Di solito sono stato utilizzato a destra perché poi potevo rientrare col sinistro, comunque non mi tiro certo indietro se devo stare sull’altra corsia».

Possibile che uno come te, con questa tecnica, non sia mai arrivato alla serie A?

«Io penso che nel calcio uno arriva quasi sempre dove merita. Evidentemente mi è mancato qualcosa per arrivare in A, non so se nella tecnica, nel carattere, nella testa. Poi se mi chiedi se mi dispiace, allora dico che sì, forse giocare almeno 10 minuti in serie A mi sarebbe piaciuto ed è rimpianto che esiste».

31 anni, la carta d’identità dice che saresti ancora in tempo.

«Sarebbe bello se... Vabbè, lasciamo stare, ci siamo capiti. Ma non mi piace chi arriva e fa promesse, la serie B è un campionato lungo, infinito, e i nomi spesso non fanno la differenza».

Che sensazione hai di questo Livorno?

«L’organico mi sembra molto affidabile, anche perché c’è un gruppo storico che ha fatto molto bene in questi anni e credo che loro siano la garanzia migliore per i tifosi sul fatto che questo Livorno darà sempre il massimo».

Le tue condizioni fisiche? Potresti giocare subito?

«Col Pescara abbiamo iniziato la preparazione molto presto, anche troppo. Il 7 luglio eravamo già al lavoro. Non ho saltato allenamenti, ho lavorato duramente, sono rimasto fuori solo nelle partite di Coppa Italia perché ero squalificato. Se l’allenatore vuole, io ci sono».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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