Il Tirreno

Livorno

“Jeff”, Maicon e Coser tanta voglia di volare

di Fabrizio Pucci
“Jeff”, Maicon e Coser tanta voglia di volare

I tre nuovi amaranto pronti per una stagione da protagonisti

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Ci sono due brasiliani e un bergamasco. Ma attenzione. Non è l'incipit di una barzelletta di bassa lega: sono i nuovi acquisti del Livorno. Uno dei due sudamericani (Jefferson) e il “lumbard” (Coser) si sono pure trovati di fronte nello spareggio promozione tra Latina e Cesena, due mesi fa.

Piacere, Jefferson. Alto, magro, sorridente. Siqueira Andrade Jefferson è felice come una pasqua perché sa che Livorno può costituire una tappa fondamentale nella sua carriera: «Sono in Italia da sei anni - dichiara con la parlantina sciolta di chi è estroverso - ma solo gli ultimi due sono stati positivi. I primi quattro? Un incubo. Ora voglio spiccare il volo». È sincero il ragazzo. Non è un millantatore. Non ha problemi a raccontare i guai del suo passato: «Mi portò in Italia il ds della Fiorentina Corvino, ma quando giocavo nella Primavera viola mi ruppi una mandibola e da lì iniziò il mio calvario». Jefferson spiega: «Passavo da un infortunio muscolare all'altro. Contratture, stiramenti. Poi i medici capirono dov'era il problema: ai denti. Me ne hanno tolti quattro e da allora sto bene e gioco con continuità». Tre anni a Latina, poi la separazione dai nerazzurri: «Potevo anche rimanere, ma cercavo altre motivazioni. Livorno è l'ideale. Quando mi ha chiamato il ds Signorelli ho capito subito che non avrei potuto rinunciare. Io e mia moglie abbiamo scelto di venire perché il cuore ci ha indirizzato qui. Certe cose le si sentono dentro». “Jeff” arriva con un credito di simpatia per quel gol segnato al Pisa nei playoff di LegaPro 2013:«Fu un bel momento che conto di rivivere anche perché quest'anno vorrei andare in doppia cifra». Nell'ultima stagione ha segnato 5 gol, tutti “da tre punti”. Adesso si mette a disposizione di Gautieri anche se davanti a lui c'è Galabinov: «Abbiamo le stesse caratteristiche: siamo due prime punte, ma potremmo anche giocare insieme».

Maicon, finalmente. Sguardo furbo, treccine e accento brasiliano contaminato dal toscano. Maicon è un tipo simpatico e in poche parole illustra le sue caratteristiche tattiche: «Posso giocare mezzala o esterno nel centrocampo a cinque che poi è il mio ruolo ideale». Già, ma con il 4-3-3 come la mettiamo? «Zero problemi - dice - perché posso giocare anche nella difesa a 4». La trattativa che lo ha portato in amaranto è durata oltre un mese e lui spiega perché: «Il presidente della Reggina non voleva lasciarmi andare così mi sono dovuto impuntare. Chi mi ha convinto? Mio padre, poi Emerson e il ds Signorelli». Andrea Bagnoli è il suo procuratore, ma anche suo padre adottivo: «Sì. Sono arrivato in Italia quando avevo 15 anni e sono stato affidato alla sua famiglia. Con lui sono cresciuto. Del Livorno so tutto grazie a lui che in questi anni mi ha mostrato le videocassette di quando era il centravanti amaranto». Curioso il retroscena con la Volpe Rossa: «Quando ho firmato per il Livorno Andrea si è raccomandato affinché onori quella maglia che lui ha indossato e a cui è profondamente legato». Veloce il riferimento alle sue condizioni atletiche: «La lunga trattativa ha rallentato la mia preparazione, ma ora mi sto rapidamente allineando sul livello dei miei compagni. Tra l'altro l'impatto con lo spogliatoio è stato facile perché conoscevo già Emerson, Mazzoni, Lambrughi e Gonnelli».

Ecco Coser. Una vaga somiglianza con Luca Belingheri con il quale condivide origini bergamasche e l'ultima squadra di appartenenza, il Cesena. Achille Coser ha idee chiare e concretezza lombarde: «Riserva o in competizione con Mazzoni? Ho un altro punto di vista. Sono felice di far parte di questa rosa che è ancora composta in gran parti da quanti hanno vinto il campionato due anni fa: tutti giocatori che meritano rispetto. Io penso solo ad allenarmi bene e a dare una mano se verrò chiamato in causa». Due mesi fa festeggiava la promozione in A con i romagnoli. Oggi riparte dalla B. Ma non ditegli che è un declassato perché con modi garbati smentisce: «Macché. La mia più grande motivazione è la passione. Senza quella non potrei fare questo lavoro. Ed è proprio la passione a darmi grande serenità interiore. Dopo Cesena ho voltato pagina anche se quell'esperienza resterà dentro di me per sempre». Coser illustra le sue caratteristiche: «La mia qualità migliore? Non ho una struttura fisica imponente, per cui la specialità della casa è la reattività». Il portiere, che ha scelto la maglia numero 36, parla anche del possibile ripescaggio del Pisa: «Se lo ammettono in B e vinciamo entrambi i derby, ben vengano i nerazzurri». Achille Coser uno di noi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web