Italia
Un record, due modi diversi di correre
Agostini e Marquez, due campioni su moto figlie di epoche differenti
Si è fatto un gran parlare del record, ormai ufficialmente in condominio tra Marquez e Agostini, di dieci successi consecutivi nella classe regina del motociclismo. Ma se è uguale il numero di vittorie, parliamo di due modi assolutamente diversi di correre, con moto e avversari altrettanto differenti.
Agostini infatti ha ottenuto sette dei suoi 8 successi nella classe regina, che allora era la “500”, in sella alla Mv Agustatre cilindri, battendo tra gli altri il britannico Mike Hailwood, fino ad allora re incontrastato della categoria. La moto di “Ago” era una creatura del suo tempo: derivata dalla “350” tricilindrica, aveva un motore a quattro tempi appunto di 500 cc che erogava una potenza di 88 cavalli. Quindi non era potentissima (oggi ci sono moto stradali di cilindrata analoga che hanno un centinaio di cavalli), ma, grazie ad una buona carenatura, raggiungeva in rettilineo (allora le chicane non erano ancora state inventate) i 280 all’ora. L’ultimo titolo invece, nel 1975, Agostini lo vinse sulla Yamaha 500 due tempi, più potente della Mv con i suoi 100 cavalli.
Marc e colleghi, Rossi, Lorenzo e Pedrosa, invece, corrono sulle MotoGp, sempre a quattro tempi, ma di ciliendrata doppia, 1000 cc, che si traducono in 250 cavalli circa e velocità di oltre 350 all’ora. Ma le differenze più grandi in realtà non sono sulla potenza: Agostini e i suoi colleghi correvano con freni a tamburo, che oggi al massimo vengono montati su qualche scooter , e avevano telai e gomme che ora troviamo sulle 125 da sedicenni. Ma soprattutto, non c’era un briciolo di elettronica: la moto stava in strada o si spalmava su un guardrail (allora le piste non avevano vie di fuga) solo grazie al polso destro del pilota che dosava il gas. Erano più bravi i piloti di allora? «No - ha risposto Agostini - anche con l’elettronica si vede chi è un campione e chi no»
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