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E Veleno Lorenzi le faceva grosse poi si confessava

E Veleno Lorenzi le faceva grosse poi si confessava

Benito Lorenzi da Borgo a Buggiano non fu solo uno dei primi ottimi affari dell’Empoli (lo comprò dal Borgo per 100mila lire, lo rivendette all’Inter per 12 milioni), ma fu anche un simbolo del...

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Benito Lorenzi da Borgo a Buggiano non fu solo uno dei primi ottimi affari dell’Empoli (lo comprò dal Borgo per 100mila lire, lo rivendette all’Inter per 12 milioni), ma fu anche un simbolo del soprannome “nomen omen”, insomma, un nome un destino. Perché a chiamarlo Veleno non furono i giornalisti, o Gianni Brera, Vladimiro Caminiti o altri cantori del calcio d’altri tempi. Ma direttamente sua madre, perché fin da bambino era una peste. Nell’Inter giocò undici anni vincendo due scudetti (1953 e 1954), con 138 gol in campionato. Tanto per dirne un paio, ai Mondiali del 1954 rifilò un calcio all'arbitro brasiliano Viana durante Italia-Svizzera. Ma è passato alla storia perché in un derby contro il Milan il 6 ottobre 1957, dopo un rigore fischiato da Lo Bello, approfittò della confusione in campo per correre verso il massaggiatore e farsi dare un pezzo di limone, che piazzò sotto il pallone sul dischetto degli undici metri. L’attaccante del Milan Tito Cucchiaroni non si accorse delle urla dei tifosi che cercavano di avvertirlo, calciò il rigore ma la palla finì fuori. L'Inter vinse per 1-0, e al fischio finale Lorenzi fu costretto a scappare di corsa negli spogliatoi per evitare l'invasione di campo dei tifosi infuriati. Cattolico praticante, raccontò che dopo l'episodio del limone andò a confessarsi, spiegando di aver fatto una scorrettezza: il prete però era interista. E l’assoluzione fu immediata.

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