Il Tirreno

Livorno

DOVE VAI SE LA BANANA NON CE L’HAI?

di Federico Buti

di Federico Buti Oggi il calcio italiano avrà il suo nuovo capo che salvo improbabili imboscate nel buio dell’urna sarà Claudio Lotito. Non è un lapsus: il presidente eletto sarà Carlo Tavecchio già...

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di Federico Buti

Oggi il calcio italiano avrà il suo nuovo capo che salvo improbabili imboscate nel buio dell’urna sarà Claudio Lotito. Non è un lapsus: il presidente eletto sarà Carlo Tavecchio già ribattezzato Trabecchio (cioè travicello) ma il vero capo sarà il laziale Lotito, a sua volta detto Lotirchio. Il quale dopo aver steso il programmino e blindato ogni singolo voto ora si potrebbe prendere la vicepresidenza con tanto di delega alla Nazionale, ma questo non è detto perché quando si arriva a spartire le cose s’imbrogliano anche nelle migliori famiglie.

Il tandem Tavecchio-Lotito ha resistito per un mese a una furibonda campagna contraria di gran parte dell’intellighenzia politico-sportiva italiana (stampa compresa) e malgrado gaffes e inciampi in numero industriale è transitato in testa sotto lo striscione dell’ultimo chilometro. Molti si chiedono stupiti e scandalizzati come sia possibile ma la risposta è semplice: potere e quattrini.

Il sistema di potere nel piccolo mondo del pallone è quello autoreferenziale e inchiavardato dei tempi di Carraro (infatti per qualcuno è lui il vero burattinaio di tutta la faccenda) e prevede che per diventare presidente della Federcalcio bastino e avanzino i voti delle Leghe, dalla A ai Dilettanti: se hai quelli non ti batte nemmeno Obama e per averli servono i quattrini, precisamente quelli che provengono dai diritti tv. La serie A ci campa nella percentuale dei due terzi dei bilanci, le altre Leghe campano delle briciole ridistribuite secondo il cosiddetto sistema della mutualità. Lotito è uno di quelli che ha trattato gli ultimi diritti televisivi mungendo un bell’aumento a Sky e Mediaset, e adesso Tavecchio elargirà il surplus favorendo (un pochino) i piccoli club da cui proviene. Il gioco è fatto.

Anche perché nell’altro schieramento non è che abbondino i mecenati e i manager illuminati: dall’altera, stizzosa e raffazzonata compagnia Agnelli, Della Valle, Squinzi &c cosa si potevano aspettare i nanetti di serie B e Lega Pro? Poco, probabilmente nemmeno le briciole. Perciò, vai con Tavecchio e chi se ne frega se è un comico involontario impresentabile e forse pure un po’ razzista; e vai con Lotito anche se non si sa come si è salvato dal crac e dai guai giudiziari, e nemmeno come fa ad arrivare allo stadio, assediato e insultato dai suoi stessi tifosi.

Il calcio italiano è in crisi da molti punti di vista, a cominciare dalla mediocrità di chi va in campo a tirare il pallone (e si vedono i risultati); poi si potrebbero citare i vivai disintegrati, gli stadi da terzo mondo, gli ultrà sempre più prepotenti e delinquenti, nonché questa patologica e intollerabile dipendenza televisiva. Ma il peggio del peggio è forse proprio questa classe dirigente, federale o di club che sia, un mix micidiale di grande arroganza e piccolo cabotaggio tranne poche eccezioni. E allora, visto che oggi si riuniscono a Fiumicino, dopo aver eletto il presidente pigliassero tutti un bel charter alla volta della repubblica delle banane.

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