Il Tirreno

Livorno

Arbitri e assistenti, è potere toscano

di Giorgio Bicocchi

Banti e Rocchi confermati, a loro tante gare di cartello E tra i guardalinee ecco Bianchi, Ghiandai e Vuoto

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In attesa del nuovo organigramma della Federcalcio (oggi o chissà quando) consoliamoci con il nuovo corso degli arbitri. Che hanno perduto il vecchio designatore Braschi, promuovendo, al suo posto, Domenico Messina, coadiuvato dai componenti dell'Aia Morganti e Bazzoli (ex-arbitri) e dall'ex guardalinee Ivaldi. Una commissione vera e propria, con un vertice (Messina, appunto) e, appena più sotto, primissimi collaboratori.

Dismessi, per raggiunti limiti di permanenza nel ruolo, Bergonzi e Di Marco. Sostituiti, nei ranghi, da due arbitri pugliesi, Cervellera e Di Bello.

Eccola, allora, la griglia ufficiale degli arbitri della prossima serie A. La stagione in cui debutteranno (sarà a loro discrezione usarla) la bomboletta spray per far rispettare la distanza della barriera sulle punizioni. Dirette o indirette.

Ventuno direttori di gara che si spartiranno ogni domenica le dieci partite della serie A. A loro si abbineranno quarantuno assistenti.

Confermata la vecchia guardia, composta dal livornese Banti, da Damato, Gervasoni, Doveri, Valeri, Mazzoleni, Orsato, Rocchi e Tagliavento. Citazione ovviamente a parte per l'architetto Rizzoli che, reduce dalla direzione di gara nella finale del Mondiale brasiliano, si sente per nulla appagato puntando così al gettone numero duecento di partite dirette in serie A.

Da chi si aspettano grandi progressi i nuovi vertici arbitrali? Da Massa a cui presumibilmente verranno affidate diverse partite di cartello. Una ultima stagione, la sua, contraddistinta da personalità e soprattutto, buon senso: gli ingredienti, insomma, degli arbitri bravi e convincenti.

I collaboratori degli arbitri, i quarantuno guardalinee? Giusto sottolineare, tra di loro, la presenza di quattro assistenti toscani: il lucchese Bianchi, l'aretino Ghiandai, il livornese Vuoto. Oltre a Manganelli, residente nel Valdarno.

Il budget stanziato anche quest'anno per ogni turno di serie A? Centomila euro, suddivisi, all'incirca, per ogni partita, in quattromila euro netti per ogni arbitro, oltre a mille euro di rimborso spese, e il resto per assistenti di linea e quarto uomo. Cifre importanti (a cui si sommano, per gli 'internazionali', i gettoni infrasettimanali racimolati nelle gare di Coppa e negli impegni delle Nazionali) se è vero che molti arbitri hanno disinvoltamente dimenticato titoli, mansioni e lavori svolti prima di affermarsi come direttori di gara. Il bergamasco Mazzoleni, ad esempio, era un antiquario, Damato e Irrati, dopo la laurea in legge, sono diventati avvocati. Rizzoli è un architetto, Orsato un valente elettricista, Massa un bancario.

Giacomelli era un ristoratore (attività lasciata ora alla famiglia), Calvarese un ingegnere. A Sangemini, dove risiede, Tagliavento (quello a cui Mourinho fece il famoso gesto delle 'manette') era un bravo parrucchiere.

Ovvio che, dopo aver sfondato in serie A, molti direttori di gara - anche alla luce dei compensi percepiti al termine di ogni stagione agonistica - abbiano praticamente abbandonato le loro attività, perfezionando il proprio bagaglio di conoscenze, confrontandosi, partecipando a seminari dell'Aia e, per gli 'internazionali' dell'Uefa, o ad incontri frequenti con allenatori e capitani. Oltre, una volta al mese, ad essere convocati dal designatore per esaminare assieme episodi controversi.

Insomma, semplificando, ufficialmente il professionismo degli arbitri non c'è ma in Italia - terra da sempre del compromesso - e' come se già ci fosse da un pezzo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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