Gioco
«Livorno in Silver? Basta volerlo...»
La nostalgia di Walter De Raffaele, vice di Recalcati a Venezia «Se alcune aziende si mettessero insieme tutto ripartirebbe»
LIVORNO. Dieci anni esatti. Sembra ieri e invece è una vita fa. Il PalaAlgida pieno che così forse non si è mai più visto neanche per un concerto di Renato Zero, i fenomeni della Fortitudo di Repesa umiliati dalla Mabo di Charlie Bell, Antonio Porta e Simone Cotani. Era la prima volta del basket amaranto nella cattedrale di Porta a Terra che la città attendeva da quindici anni e al timone di quella squadra che resterà nella storia c'era lui, Walter De Raffaele da Livorno. Ne è passata d'acqua sotto i ponti, in città sono cambiati tre sindaci, la pallacanestro è scomparsa ma la febbre per quegli anni, che non sono lontani un secolo come i magici anni Ottanta, ma neanche così dietro l'angolo è ancora calda in tanti appassionati della palla a spicchi, che sembrano quasi in sonno.
«Ogni volta che torno qui la gente mi ferma, mi ricorda il passato, molto più quello recente targato Mabo che quello del quasi scudetto - racconta De Raffaele che nell'Enichem del 1989 era vice di Fantozzi -. e questo mi dice che la passione c'è ancora, è solo dormiente sotto la cenere. Ogni volta che in pullman torniamo da una trasferta e passiamo dalla Variante è un pugno al cuore vedere il PalaModì e pensare che è sfruttato solo per concerti. Se ripenso al tutto esaurito dell'inaugurazione del 2004 quando battemmo di 20 punti la Fortitudo Bologna, i rimpianti e la rabbia aumentano».
Purtroppo mancano i soldi e senza qualcuno che investe, il grande basket è destinato a restare un ricordo. O uno spettacolo da vedere in tv. Ma De Raffaele una strada la indica da tempo: «Dobbiamo prendere ad esempio Pistoia, ma anche Reggio Emilia o Varese, dove un consorzio di tanti soci sta dimostrando che si può fare anche senza un grande investitore - dice - ma quel gruppo di soci va formato. E serve un programma preciso, una progettualità di almeno tre anni. La Lega Silver deve essere l'obiettivo, 600mila euro basterebbero per una stagione. Immaginatevi due americani e una squadra di giovani e ditemi se non verrebbero tremila livornesi al palazzo. Ma servono le risorse per un progetto almeno triennale. Fare un anno e chiudere sarebbe deleterio».
Nelle scorse settimane Walter De Raffaele è stato confermato a Venezia. Ancora assistente, ma stavolta a un certo Carlo Recalcati.
«Il rapporto con Recalcati è nato quando mi chiamò per un All Star Game a Torino, insieme a Lardo. Poi arrivò la nazionale under 23 e una collaborazione che è cresciuta costantemente. La conferma alla Reyer per me è motivo di grande soddisfazione, sono al quarto anno qui, solo a Marsala da giocatore sono stato così tanto.
Dopo Milano, Venezia è oggi una delle piazze più importanti del basket italiano e la città risponde bene, facciamo sold out sempre, 3500 persone al Taliercio e quando giocavamo a Treviso erano addirittura 5000. Il progetto è ambizioso, l'idea è una società metropolitana che vada da Padova a Treviso. E poi più che una società è una grande famiglia e alle spalle c'è un progetto ambizioso che parte con un settore giovanile di oltre 4000 ragazzi».
Quei ragazzi che un tempo erano il fiore all'occhiello, la benzina del basket livornese. Questa citta è ancora in grado di sfornare Fantozzi e Dell'Agnello, DeRaffaele e Tosi, Giachetti e Podestà (livornese d'adozione)?
«Dopo di loro sono usciti Saccaggi e Casella, quest'anno Benvenuti (classe 1996) è stato ceduto a Jesi, i due Creati sono nel giro della nazionale. I talenti ci sono ancora insomma, e si lavora bene. Livorno può ancora essere fucina di giocatori, se solo qualcuno decidesse di investire e fare un progetto ambizioso...»
M.M.
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