Gioco
«Investite su Nibali e Aru»
Giuseppe Martinelli, diesse dello Squalo: sogno uno sponsor italiano nel 2017
L'orgoglio e la soddisfazione per il trionfo di Vincenzo Nibali al Tour traspaiono dal tono di voce del suo diesse Giuseppe Martinelli, 59 anni, ex ciclista bresciano. Il palmarès di Martinelli tra i professionisti, dal 1977 al 1985 e dopo un'ottima carriera dilettantistica culminata con la medaglia d'argento nella prova su strada alle Olimpiadi di Montreal, annovera 11 vittorie tra cui tre tappe al Giro e una alla Vuelta. Due curiosità sono però significative: da corridore Martinelli non ha mai partecipato al Tour de France ma la sua prima vittoria tra i professionisti la colse proprio in Sicilia nel 1977 ed era il 14 luglio, giorno della festa nazionale francese: dunque Sicilia chiama Francia, c'è da credere al destino? Molto più importante è invece il suo curriculum da tecnico, con le 5 vittorie ottenute al Giro (Pantani, Garzelli, Simoni, Cunego e Nibali) che sarebbero state sei senza la squalifica di Contador e le 2 al Tour con Pantani e Nibali.
Nibali è sembrato correre sul velluto al Tour, è un'impressione o la realtà?
«Dall'esterno sembra tutto facile, comunque Vincenzo ha attraversato un momento di forma eccezionale. Qualcosa è scattato nella sua testa dopo la conquista della maglia tricolore e gli effetti si sono visti al Tour. Chi continua ad affermare che ha avuto la strada spianata dagli infortuni di Froome e Contador capisce poco di ciclismo anche perchè, purtroppo, le cadute fanno parte di questo sport e bisogna accettare gli imprevisti. Rispetto quei due grandi avversari ma ero sicuro che il podio fosse alla portata di Vincenzo, ormai diventato un campione completo e molto intelligente».
C'è stato durante quelle tre settimane un momento difficile?
«Confesso che prima della partenza della tappa del pavé, quella di Arenberg, ho avuto paura. Sul pavé si poteva vincere o perdere un bel pezzo di Tour. In primavera avevamo provato il percorso insieme ad uno specialista come Van Petegem, ma il pavé era asciutto. Quel meteo tremendo mi ha messo di cattivo umore, anche Vincenzo era teso, ma poi tutto è filato liscio e così ho vissuto una delle giornate più belle della mia vita sportiva».
Qual è stato il momento da incorniciare?
«La vittoria di Hautacam. La sera prima ho detto a Vincenzo che se avesse vinto su di una salita così prestigiosa sarebbe entrato nella storia del ciclismo. Lui ha metabolizzato il mio appello, ha capito e ha vinto grazie a quel grande motore che possiede».
Tutte risolte le tensioni primaverili?
«Di quella e-mail che ci ha inviato Vinokourov a a fine aprile si è parlato troppo e a sproposito, certi media hanno amplificato esageratamente i contenuti del messaggio. In realtà si è trattato di una tempesta in un bicchiere d'acqua. Vino intendeva solamente sollecitarci, in definitiva siamo come una società che deve raggiungere determinati obiettivi e in primavera eravamo in evidente ritardo. Vincenzo era caduto in Argentina e si sospettava la frattura di una costola, poi ha avuto qualche preoccupazione relativa al parto di sua moglie Rachele. Insomma, eravamo reduci da un periodo negativo e bene ha fatto Vino a stimolare una nostra reazione che poi c'è stata, puntuale, con Aru al Giro e soprattutto con Nibali al Tour».
Non esistono dei dissapori con lo staff dirigenziale dell'Astana?
«Assolutamente no, Chi ha detto che me ne andrò perché mi ha visto seduto dietro nell'ammiraglia guidata da Vino è fuori strada. Ho ancora un anno di contratto con la Astana e voglio togliermi altre soddisfazioni con Vincenzo, che rimarrà ancora due anni e con Aru».
E dopo?
«Il mio sogno sarebbe quello di trovare un grande sponsor italiano che sia disposto a investire su due atleti così forti, magari nel 2017. L'effetto-Tour 2014 può rilanciare il nostro ciclismo, ma bisogna cambiare quei team Continental che, come sono strutturati adesso, sono la tomba del nostro sport».
Dunque non intende seguire suo figlio Davide al Team Sky?
«No, è giusto che lui percorra la sua strada, è forte e farà un'ottima esperienza. C'è tempo perché le nostre due strade si incrocino, in futuro».
Nibali sarà al mondiale e Aru alla Vuelta, con quali ambizioni?
«Se Vincenzo ha detto sì a Cassani per Ponferrada, aspettatevi una grande prestazione. Aru è il futuro che sta arrivando, ci sorprenderà in Spagna».
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