Lutto
Bolelli, dall’inferno alla gloria sull’erba
Il tennista, ora 89 del mondo, fa tappa a Livorno: «Ero condizionato da un infortunio, la svolta è stata Wimbledon»
LIVORNO. L'operazione a Barcellona del luglio 2013 è ormai nell'album dei ricordi. «Sono guarito perfettamente, il polso sta bene e fortunatamente non mi da' piu' problemi». E' un Simone Bolelli raggiante quello che incontriamo a Livorno, al Tennis Banditella. Ed ha tutti i buoni motivi per esserlo dopo la vittoria nel Challenger di Oberstaufen. Il quarto sigillo di una stagione a dir poco esaltante. A gennaio Simone era numero 320 del mondo. Questa settimana è addirittura 89 del ranking Atp. Dopo due ore di intenso allenamento con il suo coach Umberto Rianna e con il ventenne Pietro Licciardi come sparring partner, ci concede volentieri mezz'ora del suo tempo. «Tra marzo e luglio dello scorso anno ho passato dei momenti non facili, non sapevo quello che avevo e quello che dovevo fare. Mi dicevano che non c'era niente di serio ma io sentivo dolore. Quando mi hanno accennato che avrei dovuto subire un intervento, ero consapevole fin dall'inizio che sarei andato incontro ad un tour de force e che comunque sarebbe stato difficile tornare ad alti livelli, sia dal punto di vista fisico che tennistico. Posso dire di avercela fatta». L'affetto della sua famiglia e' stato fondamentale. «Mia moglie mi è stata accanto in ogni istante, i miei genitori logicamente preoccupati mi hanno protetto, tanti amici mi sono stati vicino e mi hanno trasmesso affetto e tranquillità. Fino ad ottobre scorso ho lavorato col preparatore atletico Carlo Regalzi, poi pian piano ho ripreso a giocare con Eduardo Infantino. All'inizio la mia preoccupazione era solo di colpire la palla, poi giorno dopo giorno il mio minutaggio in campo e' aumentato, la mia tenuta fisica e' migliorata sensibilmente e a dicembre ero gia' quasi al 100%».
Rientra in singolare a febbraio a Bergamo e fa subito centro. «La vittoria in Argentina in doppio in Coppa Davis di pochi giorni prima mi ha dato una grande carica. Poteva essere un'arma a doppio taglio tornare in una competizione così importante e con la maglia azzurra, con Fabio abbiamo vinto un grande doppio. E' stata una gioia immensa, dopo 9 mesi lontano dai campi, e questo mi ha dato moltissima fiducia al rientro nel circuito al Challenger di Bergamo. Nei due mesi successivi non ho giocato troppe partite finchè' con l'uruguaiano Cuevas(attuale numero 40 del mondo), al secondo turno di Vercelli, ho vinto un match pazzesco 11 a 9 al tie break del terzo, annullando anche un match point, da lì ho migliorato il feeling con la palla e mi sono aggiudicato sia quel torneo che quello di Tunisi della settimana successiva». Un grande secondo set, seppur perso, a Roma contro Raonic gli ha fatto capire di essere tornato competitivo anche con i "big". «Ho giocato senza pressione, con grande serenita', venivo da un lungo stop, mi dicevo quel che viene viene» . Tanto che poi ha superato le qualificazioni sia del Roland Garros che di Wimbledon. E proprio a Londra è arrivato fino al terzo turno del tabellone ad un passo dal colpaccio contro Nishikori. «A Wimbledon specialmente ho messo in mostra un grande tennis. Contro Kohlschreiber ho vinto una stupenda partita per 7-5 al quinto giocando davvero bene. Peccato contro il giapponese. Ho avuto una grande chance nel quarto set. E la sospensione per oscurità sul 3 pari del quinto non mi ha aiutato. Abbiamo ripreso due giorni dopo. Ho riavvolto il nastro, ho ripensato alle occasioni avute, ad una chiamata sbagliata dell'arbitro, ma va bene cosi', ero entrato come lucky loser dovevo ritenermi soddisfatto».
Quello che colpisce è la sua ritrovata sicurezza, la grande solidità e la capacità di adattamento a tutte le superfici. «Effettivamente ho vinto sul veloce indoor, sulla terra, sono stato bravo sull'erba, adesso non rimane che giocare bene sul cemento outdoor. Al 99% giocherò in tabellone gli Us Open». Non ha dubbi quando gli chiediamo se è più forte il Bolelli attuale o quello che era numero 36 del mondo a 23 anni. «Adesso che ho quasi 29 anni sono più completo, indubbiamente piu' maturo sia dal punto di vista mentale che fisico. E molto più sereno grazie a Ximena(la bellissima moglie). Allora avevo soprattutto un gran braccio che per fortuna non mi ha abbandonato». Tra poco più di un mese sara' protagonista della semifinale di Coppa Davis di Ginevra. Ed e' gia' carico a mille. «Abbiamo il 50% di probabilita' di vincere. Del resto contro il Kazakistan la Svizzera era due a uno sotto dopo il doppio. Wawrinka ci potrebbe regalare qualcosa. La superficie mi piace(veloce indoor), penso di avere buone chances di giocare anche il singolare, soprattutto se riuscirò a far bene in America. Barazzutti mi conosce perfettamente, mi ha seguito a Wimbledon e sa cosa posso dargli». La chiusura è per il suo grande amico Fognini. «E' vero che non si sta esprimendo al meglio, ma e' pur sempre top 20. Lo scorso anno e' stato immenso. Non devo spiegargli niente, a tennis gioca come un treno, deve ritrovare solo un po' di tranquillita', effettivamente e' un po' troppo nervoso». Da domani Bolelli giochera' San Marino e poi la settimana successiva volera' negli States. Per volare ancora piu' in alto.
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