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figc, mercato difficile e caso-balotelli

«Per altri due anni sarà un calcio da vacche magre»

di Luca Basile
«Per altri due anni sarà un calcio da vacche magre»

MARINA DI PIETRASANTA. Fra una passeggiata da habitué lungo l’affollata battigia versiliese, le solite ininterrotte telefonate di lavoro e la pausa-colazione nel centro di Forte dei Marmi (dove ieri...

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MARINA DI PIETRASANTA. Fra una passeggiata da habitué lungo l’affollata battigia versiliese, le solite ininterrotte telefonate di lavoro e la pausa-colazione nel centro di Forte dei Marmi (dove ieri ha casualmente incontrato Luciano Spalletti) l'ad del Milan, Adriano Galliani, si gode spiccioli di vacanza mentre dalle parti della Federazione e dintorni si litiga duramente.

Come giudica la prima buccia di banana della stagione?

«Tavecchio ha pronunciato una frase infelice e mi sembra giusto sottolinearlo. Detto questo, vedo che c'è chi subito strumentalizza. Lo eviterei».

Tavecchio è anche - o soprattutto - il suo candidato come nuovo presidente della Figc: perché lui e non il milanista Albertini?

«Perché qui non è questione di uomini o di maglie, ma di programmi e di riforme. Tavecchio soddisfa tutte le Leghe, anzi credo che la sua candidatura sia motivo di pacificazione. Incidenti di percorso a parte».

Nel frattempo il calcio italiano annaspa in campo e fuori: rimedi all’orizzonte?

«I prossimi 2 anni saranno decisivi per sperare nel rilancio, ma il punto è che l'andamento economico di una Nazione è fortemente condizionante per tutte le aziende. E il calcio è un'azienda».

I club italiani sono sovrastati da quelli di Germania, Inghilterra, Francia e Spagna, questo è sempre più evidente.

«Non puoi contrastare sul mercato chi ha patrimoni sconfinati e prende una società dalla B francese come il Monaco e in 2 anni la porta in Champions. Così vanno le cose, è inutile piangersi addosso, bisogna percorrere nuove strade».

Il Milan non molti anni fa era padrone del mercato, possibile che ora non riesca a prendere un giocatore senza venderne prima un altro, vedi il caso Robinho?

«Noi siamo con 26-27 giocatori e senza Coppe. Sono troppi. Con la partenza di Robinho, probabile, acquisteremo un giocatore di fascia. La regola è se esce uno ne entra un altro. E comunque il Milan ha una proprietà forte e un presidente che ogni anno investe importanti capitali».

Dopo le frizioni iniziali con Barbara Berlusconi, com'è la situazione adesso?

«Andiamo d'amore e d'accordo. Fra l'altro mercoledì faremo 100 anni di Milan, anche se il sottoscritto compirà 70 anni e lei ne festeggerà 30... Detto questo il presidente ha diviso le competenze e non c'è alcun problema. Così come non c'è problema se Barbara, che io conosco da quando era bambina, dice la sua su questioni tecniche e altro».

Kakà se n'è andato un'altra volta, quella definitiva: è dispiaciuto?

«Io ho pianto una volta sola, per il calcio, quando ho venduto Kakà al Real. Sono dispiaciuto anche stavolta, ma il “lutto” l’avevo già elaborato».

Arriverà Cerci al Milan?

«Cerci è bravo, ma trattare con Cairo, che pure è un amico, è tutt'altro che semplice. Stiamo valutando 12 giocatori di fascia: c'è tempo fino al primo settembre per scegliere».

Balotelli diventerà mai un campione?

«Ne ha tutti i mezzi. Mario ha un appeal mediatico fuori dall'ordinario e in campo, con il Milan, ha già fatto ottime cose. Il passo ulteriore, quello che fa davvero la differenza, ora dipende solo da lui».

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