Gioco
Gautieri lo “zemaniano” «Sì, mi piace attaccare»
Il nuovo tecnico si presenta e parla del modulo che predilige: il 4-3-3 È contento dell’organico che ha a disposizione e chiede ai tifosi di sostenerlo
LIVORNO. The winner is…Carmine Gautieri. È lui il ventiseiesimo allenatore dell'era Spinelli. Si è aggiudicato a braccia alzate la volata per la panchina amaranto. Un epilogo previsto che ieri avevamo anticipato. Quarantaquattro anni, napoletano, Gautieri ha firmato un contratto annuale con clausola che prevede la conferma in caso di promozione in serie A. Noi ce lo ricordiamo da giocatore. Il 26 settembre 2004 all'Ardenza segnò un gol con la maglia dell'Atalanta. Da ieri, questo napoletano sui generis che parla a voce bassa e preferisce anteporre i fatti alle chiacchiere, è da questa parte della barricata, pronto a mettersi al servizio del Livorno.
Gautieri, partiamo subito da quella clausola. Sarà confermato se va in serie A. È una dichiarazione d'intenti per la prossima stagione?
«Noi abbiamo un obiettivo: affrontare una partita per volta e dare sempre il massimo in ogni occasione. Il Livorno ha un organico importante e giocatori di spessore, ma prima di promettere dobbiamo fare una sola cosa: lavorare duramente e tanto».
Dicono di lei che è un allenatore “zemaniano”. Si ritrova in questa descrizione?
«Durante la mia carriera da calciatore ho cercato di rubare qualche segreto da tutti i miei allenatori. Certo. Zeman ha inciso molto nella mia crescita. È stato un punto di riferimento importante».
E infatti il modulo che predilige è il 4-3-3…
«Esatto. Mi piace giocare con quello schema anche perché voglio che la mia squadra abbia un atteggiamento propositivo. Di base mi affido al 4-3-3, ma in passato ho pure cambiato sistema di gioco».
Secondo lei l'organico attuale del Livorno si sposa bene con il suo progetto tattico?
«Ne sono convinto. L'importante è che ogni giocatore in campo dia il massimo».
Come si è sviluppata la trattativa con Spinelli?
«Il presidente è carico. Il suo entusiasmo mi ha contagiato. Lui esige il massimo da giocatori e allenatore. Siamo in sintonia. Mi è stata sufficiente un'ora di colloquio per capire che qui è possibile far bene. Sì. Ci sono tutte le condizioni per vivere una stagione di alto livello. E poi Livorno è una piazza che non è proprio possibile rifiutare. Non mi poteva accadere niente di più bello che essere chiamato da Spinelli».
Nicola non ha avuto le garanzie che desiderava e se n'è andato. A lei ne sono state date?
«Faccio una premessa: sono onorato di guidare il Livorno e ringrazio la società che mi ha scelto. Questa è una piazza prestigiosa. Garanzie? Ho quella di allenare e di avere a disposizione giocatori importanti. Livorno per me costituisce una grande opportunità da cogliere al volo».
Dopo le parentesi poco fortunate di Bari e Varese si aspettava la chiamata di una big di serie B?
«Credo molto nel mio lavoro. Un allenatore non può essere giudicato per 3 o 4 mesi non andati bene. Le società serie, come il Livorno, scelgono sulla base di ciò che un allenatore ha fatto negli anni».
A lei è legata la crescita di un giocatore livornese che ha avuto a Lanciano e pure a Varese: Leonardo Pavoletti. Senza fare sovrastruttura e pensare al mercato, vi siete almeno sentiti?
«Sì. Appena ha saputo che ho firmato, Leo mi ha chiamato per farmi il classico in bocca al lupo. Lui è un ragazzo splendido e un giocatore straordinario oltre che tifosissimo del Livorno».
Conosce di persona qualche giocatore?
«Andrea Luci con il quale ho giocato. È un grande professionista. Conosco anche alcuni dirigenti: Alessandro Bini dai tempi dell'Empoli e il direttore Paolo Armenia da quelli di Piacenza».
Il calcio italiano è all'anno zero. Adesso tutti si accorgono che bisogna puntare sui giovani. Lei è propenso a farli giocare o preferisce affidarsi all'usato sicuro?
«Gioca chi merita a prescindere dalla carta d'identità. A Lanciano disponevo di una rosa con molti ragazzi del '92, del '93 e del '94 per cui…».
Ha già scelto i suoi collaboratori?
«Rimane il preparatore atletico Javier Livia. L'allenatore dei portieri sarà Valerio Visconti. A giorni sceglierò il mio vice perché il mio collaboratore storico ha intrapreso un'altra strada».
È stato a Livorno da avversario, in campo o in panchina. Che ricordi ha ?
«Signori. Questa è una piazza vera! Due anni fa sono venuto con il mio Lanciano e c'era lo stadio pieno: meraviglioso. I tifosi saranno il nostro dodicesimo uomo in campo, ma a un patto: dovremo essere noi a trascinarli. Con il cuore, le prestazioni e la loro conseguenza naturale: i risultati».
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