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Cento anni fa al Giro la Lucca-Roma Fu la tappa più lunga

Cento anni fa al Giro la Lucca-Roma Fu la tappa più lunga

Era il 1914, la frazione era lunga oltre 400 chilometri Cinque cicloamatori, in divisa d’epoca, c’hanno riprovato

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LUCCA. Il 1914 è stato indubbiamente un anno destinato a rimanere nella storia, non solo dello sport. E' del 1914, il 28 giugno, l'assassinio a Sarajevo dell'Arciduca d'Austria Francesco Ferdinando e della moglie che portò allo scoppio della prima guerra mondiale giusto un mese dopo. E nemmeno il Giro d'Italia del 1914, il sesto della serie, poteva passare inosservato. A vincerlo fu “L'Omino di Ferro” di Vergato (Bologna) Alfonso Calzolari, che stabilì una serie di record tuttora imbattuti a causa della durezza del percorso, della disumana lunghezza delle tappe (solo 8 ciclisti giunsero a Milano) e del meteo infame che avversò tutte le otto frazioni in programma. Cento anni fa, il 28 maggio 1914, si disputò la terza tappa di quel Giro e a vincerla in volata fu l'allora giovanissimo Costante Girardengo, ma questa frazione da Lucca a Roma è giustamente entrata nella leggenda come la tappa più lunga mai disputata al Giro d'Italia: 430,3 km. A distanza di un secolo, cinque audaci cicloturisti hanno ripercorso le strade di questa memorabile randonnée del ciclismo eroico. In perfetto abbigliamento ciclistico d'epoca hanno infatti preso il via alle 0,19 di una mite serata di giugno da Porta Elisa a Lucca il parmense Alberto Boschi, il veronese Simone Lamacchi, il francese Marc Lebreton, il cremonese Davide Segalini e il monzese Adriano Vettorato. I fari a candela situati sulle cinque bici illuminano la strada, non tira vento e la media nei primi chilometri sfiora i 30 km/h. Capannori, Porcari e Altopascio vengono attraversati senza problemi ma nell'attraversamento di Firenze si scatena un nubifragio. Lasciato il capoluogo toscano si scende nel Valdarno e si entra in Arezzo, dove è situato il primo posto di controllo con il foglio firma che viene riempito alle 8, dopo aver percorso 160 chilometri. Poco prima di Tuoro, si cimentano su di un fantastico tratto di sterrato che li porta poi a scalare il “muro” di Puntabella. La successiva salita verso Magione fa vedere i sorci verdi ai cinque, che a Perugia riempono il secondo foglio di firma dopo 240 chilometri. I colpi di sonno sono in agguato, vengono superati i muri di Collestrada e quello terribile che porta a Spoleto - sede del terzo foglio di firma al 310° chilometro - dove tutti sono costretti a mettere piede a terra. Molto rapida è invece la discesa verso Terni, per siglare il quarto foglio di firma alle 18 e con 330 km. ormai alle spalle. Ma Roma è ormai vicina: in viale Tor di Quinto i cinque randonneurs si giocano il successo (??) allo sprint e a vincere, ovviamente come accadde 100 anni addietro, è Girardengo (impersonato da Alberto Boschi). s.f.

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di Redazione web