Il Tirreno

Livorno

Mazzoni vede almeno i playoff

di Fabrizio Pucci
Mazzoni vede almeno i playoff

Il portiere amaranto torna in rosa: «Riprenderemo il lavoro interrotto dal direttore sportivo...»

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LIVORNO. Luca Mazzoni finalmente a casa. Lo avevamo lasciato in una delle poche notti felici della passata stagione: quella del primo settembre scorso. Seconda giornata di campionato. Turno serale. Nella pancia del Mapei Stadium di Reggio Emilia dopo il sonoro 4-1 con cui il Livorno aveva battuto il Sassuolo. Sorridevano tutti, quel giorno. Tranne lui. Con il nodo alla gola aveva salutato compagni e amici. Il pomeriggio successivo avrebbe messo la prua dell'auto verso Padova. Fino al 30 giugno il portierone è ancora un giocatore bianco scudato, ma è un tecnicismo. I veneti non hanno esercitato il diritto di riscatto e da mercoledì lui torna ad essere un giocatore del Livorno a tutti gli effetti. Seduto nella nuova enoteca del suo ristorante la “Vecchia Ciurma”, Mazzoni parla del passato e del futuro. Osserva la collezione di vini di prestigio delle cantinetta. Chissà, magari sogna un brindisi da fare tra qualche mese.

Luca, ti ritroviamo dopo dieci mesi con un bagaglio di esperienza in più…

«Sì. È stata una parentesi molto utile. Peccato per la retrocessione, ma a Padova sono stato benissimo. Sono stato trattato con tutti i riguardi. Ho avuto la possibilità di giocare con continuità, cosa che a Livorno per un motivo o per l'altro non mi era mai capitata di fare. E poi ho potuto vedere il calcio da fuori della mia città e da certe dinamiche».

Che serie B hai lasciato ?

«Inutile girarci attorno: l'anno scorso il livello tecnico era basso. Poi è chiaro che il campionato è sempre lo stesso. Chi non lotta su ogni pallone è perduto».

Da luglio torni ufficialmente in rosa. Via Bardi, Aldegani, Anania e De Lucia, sei l'unico portiere a disposizione…

«Sì. Adesso tutti aspettiamo di capire le intenzioni della società sotto tutti i punti di vista».

A cominciare dalla scelta dell'allenatore?

«Sì. Finché non si sa chi guiderà la squadra è difficile programmare, ma attenzione: il Livorno parte comunque da una base solida».

I giocatori che rientrano dai prestiti?

«Esatto. Conosco, conosciamo quei ragazzi e con loro andiamo sul sicuro».

Vero. Ma nel frattempo è passato un anno…

«Sì e per molti di loro il temporaneo allontanamento da Livorno è stato doloroso. Insomma va ricreato l'ambiente che noi avevamo costruito due anni fa e che la retrocessione ha evidentemente deteriorato. È questo il compito più importante che deve essere svolto dalla società».

Quindi il primo passo è più di carattere emotivo che tecnico.

«Certo. Si dovrà capire anche perché l'anno scorso sono state percorse altre strade. Serie A e serie B sono due mondi diversi. Purtroppo il direttore sportivo che c'era prima ha sbagliato numerose valutazioni e non ha fatto l'interesse del Livorno».

Questo gruppo può essere competitivo?

«Sì. Anche perché chi torna avrà una motivazione particolare».

Quale?

«Il desiderio di dimostrare che l'anno scorso qualcuno ha fatto male ad allontanarli».

Quale può essere l'obiettivo della squadra?

«La mia è una valutazione sommaria che faccio sulla base dell'esperienza della passata stagione. Se il livello della B resta questo, il Livorno può ambire ai playoff. Certo. Se su questa intelaiatura viene posto qualcosa di nuovo e di vitale c'è la possibilità di fare anche meglio. L'importante però, e mi preme ribadirlo, è che la ripresa dell'opera interrotta bruscamente l'anno scorso sia la più naturale possibile. È questa la chiave di tutto. Se la società lavora bene in quella direzione siamo un bel pezzo avanti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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