Toscana
Lucchese, se i tifosi diventano padroni
Oltre 450 aficionados dei rossoneri si preparanoa rilevare le quote della società che quest’anno si riaffaccia alla C
LUCCA. Tante iniziative, belle e apprezzabili per rilanciare il nome di Lucca nel calcio. Ma ora, come dire si fa sul serio.
Intanto ricordiamo le iniziative passate. Dall'acquisto all'asta fallimentare del nome e del marchio storico As Lucchese Libertas 1905 (primo caso in Italia di riacquisto del vecchio simbolo poi donato alla nuova società), alla realizzazione di un museo storico della Lucchese sotto la curva Ovest con tanto d'inaugurazione da parte del presidente della Lega di B, Andrea Abodi; dalla Coppa Italia di C - sparita durante uno dei due «tragici» crac avvenuti nel giro di 33 mesi l'uno dall'altro - e tornata all'ovile grazie all'intervento della Lega Pro alla scelta ponderata di due testimonial d'eccezione come Gianfelice Facchetti e Riccardo Scirea, figli di due grandi campioni del calcio mondiale entrambi figure cristalline sul piano etico, morale e sportivo.
In due anni e mezzo Lucca United, la cooperativa dei 450 tifosi rossoneri – parliamo di loro – è cresciuta in maniera esponenziale e ora punta al bersaglio grosso: entrare nel club rossonero che quest’anno è tornato in serie C (o Lega Pro come si dice oggi) .
Una scelta coraggiosa, forse sino a un anno fa rivoluzionaria per un Paese ancorato a modelli tradizionali e indietro anni luce sul resto d'Europa, quella dell'azionariato popolare diffuso che in Germania ha fatto la fortuna di club come Bayer e Borussia.
A Monaco e Dortmund i tifosi detengono il 51% (il 49% appartiene ai grandi gruppi industriali). E ora anche in Spagna e in Inghilterra l’azionariato popolare trova proseliti.
I principi che animano l'associazione dei tifosi lucchesi? Lealtà, serietà, trasparenza e solidarietà. Non è un caso che più di una volta siano state realizzate cene con raccolta fondi da devolvere a scuole, bambini disabili o persone in difficoltà economica o con problemi di salute.
Gianfelice Facchetti già nell'estate del 2013 e Riccardo Scirea venerdì scorso sono rimasti favorevolmente impressionati dall'idea di un controllo dal basso del mondo e dal binomio sport e sociale.
Il calcio è sport popolare nato dal basso e che deve tornare ad essere fruibile dalla gente con stadi pieni perché più sicuri e confortevoli e meno tifosi davanti alla tv.
Stefano Galligani e Piero Pacini - i saggi di Lucca United, rispettivamente presidente e vice presidente - guardano al futuro con ottimismo.
Perché anche nell'italico pallone qualcosa si sta muovendo. Ieri, per esempio, ad Ancona si teneva l'assemblea annuale dei Supporters in Campo.
E - assieme all'azionariato popolare della Lucchese - c'erano cooperative di tifosi di varie zone d'Italia: da L'Aquila ad Ancona, da Taranto a Modena passando per San Benedetto del Tronto. Segno che i fallimenti causati da avventurieri senza scrupoli oppure da costi proibitivi per qualsiasi imprenditore hanno lasciato il segno.
A Taranto nella società sono entrati due consiglieri ed un revisore dei conti del supporters trust con gestione diretta del settore giovanile e 3500 euro per pagare i tecnici di base.
E le federazioni ormai capiscono l'importanza dell'azionariato popolare.
La Lega Pro - rappresentata dal direttore generale Francesco Ghirelli - ha inserito quest'anno nell'organigramma di ogni club lo Slo (responsabile dei rapporti con la tifoseria) che dovrà diventare l'anello di congiunzione tra la società,il tifo e le forze dell'ordine.
In attesa di un campionato, la prossima C riformata, che vedrà una gran numero di derby, da Pistoia a Viareggio, da Pisa a Carrara.
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