Gioco
Clamoroso: la Libertas «espugna» via Cecconi!
Il bunker, culla storica del tifo delle Triglie passa agli «odiati» cugini I tifosi divisi: chi la prende con filosofia e chi dice: era meglio demolire tutto
LIVORNO. Non esistono più le mezze stagioni, e fin qui passi. Secondo molti non esistono più nemmeno le ideologie e passi un po' meno, ma ci si adegua. Non esiste più nemmeno il sindaco Pd e si comincia a non capirci più niente, ma ci si adegua lo stesso.
Ma che a Livorno, per chi ha passato (nel caso di chi scrive... da un pezzo) i quaranta non esistano più nemmeno gli steccati fra Pielle e Libertas, è roba dura da mandar giù. La Pallacanestro Livorno che vola in serie C con allenatore, vice allenatore e almeno un paio di giocatori di provata nascita e fede libertassina è niente al confronto della notizia di un paio di giorni dopo: la palestra di via Cecconi, il (l'ex, d'ora in poi) Palabunker diventa casa della Libertas, seconda casa ma gli estremi della profanazione del tempio, per alcuni, ci saranno tutti.
Sì, perchè altro è un giocatore o allenatore che cambia maglia (peraltro senza rinnegare il passato). Loro, giocatori e allenatori, sono un poco come moderni soldati di ventura: vanno dove c'è lavoro, nel loro caso dove c'è da allenare o da giocare. Ma una sede è qualcosa di diverso. Là dentro ci sono ricordi e umori e odori e tracce di passione che nessuna ristrutturazione potrà mai aver cancellato. Come se, negli anni Settanta o giù di lì, in una Casa del Popolo ci fosse venuta una sede della Democrazia Cristiana.
Perchè sembrava, roba di un anno e mezzo fa non di più, che il mitico scatolone di ferro dovesse essere abbattuto, si disse per farci un parcheggio. E così la Pielle prese fagotti e fagottini e trasferì provvisoriamente sede sociale in via Tozzetti, presso il centro Libertas (lo so, fra un pò non ci si capisce più niente) e campo di allenamenti e partite per le giovanili nella palestra del liceo Cecioni (Cecioni-Cecconi, una vocale di differenza, qua dev'esserci anche del soprannaturale).
La palestra di via Cecconi (con la “c”) non venne poi rasa al suolo come si temeva ma ristrutturata e ceduta dalla proprietà al miglior offerente, quando con contratti annuali, come quello di quest'anno di Stagno che ha trovato lì campo ideale per la sua scalata vincente alla serie D. Ora ci andrà la Libertas, col suo settore giovanile e con gli allenamenti mattutini nel caso, probabile, dell'iscrizione alla Divisione nazionale B. Qualcuno, fra i piellini occupati a pensare al prossimo campionato, alza le spalle e finge indifferenza.
«Al Cecioni (con la “i”) stiamo benissimo, in via Cecconi non trovavi mai parcheggio, quello che è stato è stato». Ma altri, tanti altri, non l'hanno buttata giù. Là dentro ci sono sportivamente cresciuti, c'hanno visto Bonaccorsi e Tosi e Aldi e Graziani prima bambini e poi campioni d'Italia per due volte, hanno delirato per le magie di Giachetti, hanno sfasciato l'armadietto di metallo a forza di colpi con lo “strumento” quando gli arbitri andavano convinti che così non si poteva continuare, hanno fatto grigliate e assemblee, preparato coriandoli e dipinto striscioni, uno dei quali era anche, dieci giorni fa, a salutare la promozione in C della squadra di ora.
Tutta roba che non la puoi cancellare con un semplice cambio d'indirizzo. Via Cecconi era una sede e una palestra, ma anche un tempio del tifo più viscerale, la «piccola Salonicco a due passi dall'Attias», la culla bollente dell’appartenenza piellina. E che ora ci vadano “loro” a qualcuno sembra una profanazione. Barbara Manna, la “presidentessa”, la vestale del sacro fuoco piellino è lapidaria.
«E' un colpo al cuore vederla nelle mani dei cugini. Era la nostra casa. Preferivo che fosse demolita e ci fosse fatto il parcheggio».
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