Il Tirreno

Livorno

Pielle, il patrimonio chiamato tifosi E ora sotto con la C

di Francesco Parducci
Pielle, il patrimonio chiamato tifosi E ora sotto con la C

Basket: dopo la promozione due gli obiettivi primari convincere coach Marzini a restare e trovare un buon pivot

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LIVORNO. Chiedimi se sono felice. Non si è ancora spenta, ovviamente, l'eco dell'impresa della Pielle e della sua promozione in serie C. Non tanto per l'evento sportivo in sé (l'anno scorso, per dire, toccò anche a Meloria che però dovette dolorosamente rinunciarvi) quanto per l'incredibile numero di persone presenti alla partita-promozione e per l'entusiasmo che l'impresa della truppa di Marzini ha destato. Ieri per tutto il giorno sul web è stato un rincorrersi di dichiarazioni di appartenenza, di speranze per il futuro, anche di sfottò con i rivali di sempre.

La vestale. Barbara Manna è stata negli ultimi tempi una specie di vestale, quella che più di ogni altro ha impedito che nella tifoseria si spegnesse la fiamma della passione. Anni fa, agli albori di Facebook, creò dal nulla il gruppo Piellini Doc, con lo scopo dichiarato di riunire, anche a distanza di decenni, tutti quelli che hanno in mente due soli colori, il bianco e l'azzurro e che hanno idealmente cucita sul petto una triglia. Risultato: centinaia di adesioni, quasi un fenomeno sociologico, gli effetti del quale si sono tradotti nella muraglia umana che ha colorato martedì sera i gradoni del PalaCosmelli. «So che molti ci consideravano patetici - dice -, la promozione è una piccola rivincita, una gioia che voglio condividere con tutti gli amici del gruppo e con la dirigenza, in particolare con Manolo Burgalassi». Già, Burgalassi. Se la Manna è stata la vestale, lui è stato il sacerdote. Lui che, poco più che un bambino, portò Cantù alla bella nei quarti dei playoff dell'87 con una tripla rimasta famosa, appese le scarpe al chiodo si è posto come missione quella di far sì che la Pielle, pur in mezzo a mille traversie, continuasse a vivere. Martedì sera aveva i lucciconi. «Ringrazio tutti, a cominciare dallo sponsor Groupama. La loro venuta ci ha consentito di portare a termine la stagione senza patemi. Mi auguro che, dati gli effetti, vogliano restare con noi anche nella prossima stagione magari con un impegno maggiore. La serie C ci darà più visibilità, più spazio sugli organi di informazione (non diciamo più pubblico perché più di quello che c'era martedì sera è impossibile, n.d.r.)». Insomma, un rapporto che sarà conveniente per tutti mantenere in vita.

La meglio gioventù. Massoli, Burgalassi, Giannetti. Tre under che, accanto ai compagni più esperti, hanno ricordato tanto i tempi nei quali via Cecconi era fucina di campioni e campioncini. È presto per parlare di futuro, ma non appena la sbornia di felicità sarà smaltita, bisognerà pur cominciare a farlo. Coach Marzini aveva annunciato la sua intenzione di tornare al suo mestiere originale, quello di istruttore di minibasket, ma non è detto che non possa ripensarci. Con Marzini o con un altro, comunque, non cambierà la politica societaria: costruire una squadra praticamente a parametro zero, magari richiamando qualcuno dei tanti ragazzi attualmente a servizio da altre parti, come Storti, Michelini, Barsotti. Dovesse essere ancora Marzini l'allenatore ci sono un paio di giocatori per i quali sarebbe disposto a chiedere un sacrificio alla sua dirigenza: Leo Niccolai e Giacomo Tessarolo, due che alle indiscutibili capacità tecniche affiancano quelle doti umane e caratteriali ritenute fondamentali dal coach. Indispensabile poi sarà l'arrivo di un lungo di ruolo: è probabile che Bandaccheri (che ha comunque disputato una signora stagione) decida di chiudere col basket giocato e la serie C è uno scalino assai alto rispetto al piano di sotto. Si troverà più tecnica ma anche molta più fisicità e un centro d'area diventa irrinunciabile. Ma, per ora, è ancora il tempo della gioia.

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