Il Tirreno

Livorno

Guidi e De Rossi “rigiocano” la finale di rugby

Il primo tecnico: «Vittoria meritata, noi i più forti». L’altro: «Sì, ma se fossimo stati 15 contro 15...»

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LIVORNO. Gianluca Guidi e Andrea De Rossi. Livornesi entrambi. Azzurri della palla ovale entrambi e coach amici-rivali nella finalissima del campionato di Eccellenza di rugby. La cronaca sportiva ha scritto che ha vinto Guidi con il suo Calvisano per 26-17, dopo 80 minuti di fuoco e di fiamme all'inizio dei quali il Rovigo di Andrea De Rossi era riuscito a mettere da parte un vantaggio di 17-0: loro invece cosa dicono?

Gianluca, quando hai capito che avevi vinto?

«È stata una partita difficilissima, a meno 17 pensavo che fosse quasi impossibile risalire la china. Nell'intervallo ho chiesto ai ragazzi di rimanere calmi e loro lo hanno fatto; non si sono disuniti, non si sono fatti prendere dall'ansia ma hanno continuato a giocare come hanno fatto per tutto il campionato. Con il cuore e con il cervello. Abbiamo avuto il miglior attacco e la migliore difesa della stagione e vinto 20 partite di seguito. La vittoria era dentro di noi, bastava farla uscire».

Andrea, ad un certo punto la sconfitta ha cominciato a bussare alla porta…

«Siamo andati in vantaggio e alla fine del primo tempo eravamo 17-6. Potevamo andare sul 20-6 e invece è arrivato il 17-9. Il problema è che abbiamo giocato in 14 per una espulsione e ci siamo anche ritrovati in 12 per i cartellini gialli… Siamo una squadra che prende sei-sette punizioni contro a partita e in finale ce ne sono arrivate addosso 19. Forse in 15 contro 15 sarebbe andata diversamente».

Gianluca: vittorioso e senza errori?

«No, errori se ne fanno sempre; mi rammarico per esempio di non aver portato la squadra via da Calvisano per un breve ritiro. I miei hanno sentito troppo l'ansia della partita e siamo entrati in campo nervosissimi, poi meno male è andato tutto bene».

Andrea, e ora?

«Rimango a Rovigo con Frati anche il prossimo anno e forse quello dopo. Possiamo lavorare su un programma a lunga scadenza e il materiale umano che abbiamo è di altissimo livello. C'è poco da dire: vogliamo fare un altro supercampionato, magari con un finale diverso».

Gianluca, programmi?

«Stagione 2014-2015 ancora al Calvisano. Dopo le esperienze con le Nazionali qui mi sono trovato benissimo e devo ricostituire la squadra. Paul Griffen, un campione, era alla sua ultima partita, altri 4 elementi se ne andranno alle Zebre, noi ci siamo e voglio dimostrare che anche il prossimo anno possiamo dire la nostra».

Gianluca, ed a Andrea che dici?

«In questi momenti è difficile parlar fuori di retorica. Andrea è un grande amico e un grande coach. Ha sempre avuto parole di elogio per me e so cosa possa provare in questo momento. È un tecnico di prim'ordine e ha fatto giocare i suoi uomini con il cuore in mano, proprio come faceva lui. Non gli mancheranno le soddisfazioni».

Andrea e te che rispondi?

«Con Gianluca ci siamo visti prima e dopo la partita e parlati a lungo. Ha vinto e non si discute la sua gioia, tra noi non sono mai mancate le battute e le frecciate, ma c'è un grande rispetto e una grande amicizia. Il rugby non è il calcio. E poi è vero quello che dice, in campionato loro hanno fatto 90 mete, noi però 87. Quasi quasi gli chiedo di rigiocarla, ma questa volta in 15 contro 15!».(g.n.)

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