La protesta
Aldo e Davide, e quella grande famiglia
Il presidente lo considera uno dei suoi e vuole confermalo, l’allenatore però chiede certezze
LIVORNO. Il 6 giugno 2012 Nicola diventava l'allenatore del Livorno. Garantiva per lui Attilio Perotti che lo aveva conosciuto ai tempi del Genoa e tanto bastò a Spinelli che da quel giorno iniziò a ripetere il suo mantra: "Davide è uno di famiglia". La scelta fu azzeccata. Lo stesso Livorno che, giocatore più giocatore meno, l'anno prima si era salvato dalla retrocessione in serie C all'ultima giornata, fu trasformato in una fabbrica di gol e vittorie. Così a Natale 2012 con la squadra in piena corsa per la promozione in serie A, sotto l'albero Spinelli consegnò a Nicola il regalo più bello e mai incartato prima a nessun altro allenatore a metà campionato: il prolungamento del contratto fino al giugno del 2015. Sei mesi più tardi il salto di categoria arrivò puntuale, come il tuono dopo il lampo.
Certezze e dubbi. Adesso, dopo un anno controverso, i due si ritrovano di fronte. E nel giro di pochi giorni, visto lo slittamento, sapremo cosa ci attende. Nei giorni scorsi Spinelli ha ostentato sicurezza. Il suo ragionamento è lineare: Nicola è un tesserato per cui, fino a prova contraria il titolare della panchina amaranto è lui. Non fa una grinza. Anzi. Non farebbe una grinza se il calcio fosse ridotto alla nuda, semplice applicazione delle clausole contrattuali che regolano rapporti tra persone. Persone, per l'appunto. Con sentimenti, sensazioni e dubbi. Quelli che rischiano di far saltare il banco.
Nicola non lo ammetterà mai neanche sotto tortura, ma a gennaio qualcosa è andato in corto circuito. L'esonero fu un boccone amarissimo che tuttavia è stato metabolizzato. Semmai a incrinare i rapporti furono i giorni successi all'intermezzo di Perotti. Ricordate? Il lunedì dopo la sconfitta di Roma (unica presenza di messer Attilio in panca) Spinelli richiamò Nicola con una mossa sorprendente che lasciava presagire il ritorno di Davide. E invece il giorno successivo fu assunto Di Carlo proprio mentre il tecnico della promozione stava andando al Centro Coni per dirigere il primo allenamento del suo secondo incarico. Spinelli spiegò: «Nicola è ancora a libro paga. L'ho fatto venire a Genova solo per avere spiegazioni sul rendimento della squadra e lui, che è sotto contratto, non poteva esimersi da questa convocazione».
La serenità di Davide. È chiaro, quel ricordo rischia di condizionare l'incontro di oggi specie da parte di Nicola. Questo nodo, però, può essere sciolto con un pizzico di buonsenso. Di certo da gennaio ad aprile i rapporti tra allenatore e presidente sono rimasti distesi.
Nicola non ha mai ceduto alla tentazione di polemizzare e quando ha accettato il nuovo incarico lo ha fatto con convinzione e rinnovato entusiasmo. In realtà sul tavolo c'è un'altra questione, ben più stringente: la costruzione di una squadra in grado di lottare subito per la promozione. Nicola chiederà garanzie. Se riterrà sufficienti quelle che gli darà Spinelli vivremo tutti felici e contenti. Altrimenti a breve inizierà la caccia al nuovo allenatore. (f.p.)
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