Il Tirreno

Livorno

UN PROVERBIO PER CESARE: PRIMUM VIVERE

di Federico Buti

di Federico Buti Il libro più bello finora scritto su Prandelli, che mi risulti, è “La partita di Cesare”, un concetto che prendo molto volentieri a prestito anche perché uno dei due autori del...

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di Federico Buti

Il libro più bello finora scritto su Prandelli, che mi risulti, è “La partita di Cesare”, un concetto che prendo molto volentieri a prestito anche perché uno dei due autori del volume, Stefano Prizio, è da tempo un apprezzato collaboratore del nostro giornale. In effetti il destino della Nazionale adesso dipende parecchio dal ct, ed è un destino incerto perché è sospeso fra due considerazioni quasi opposte: 1) l’Italia è mediocre e ora anche mutilata; 2) le avversarie (nel girone e non solo) non sembrano tanto meglio. In sostanza la linea fra il flop e il boom potrebbe essere sottile, e decisiva la maniera in cui sarà messa in campo la squadra.

Al momento la maggioranza degli osservatori e dei tifosi non mostra una gran considerazione nell’allenatore azzurro e questa sfiducia strisciante ha qualche buona ragione: diciamo che su diverse cose il sor Cesare è rimasto nel guado. Pesano gli ultimi risultati insipidi e il filotto sfigato degli infortuni, a cominciare dalla pesante rinuncia a Pepito Rossi, uno dei pochi che anche al 70% poteva spostare. Su questo però la storia insegna che i segnali infausti della vigilia spesso alla fine hanno portato bene: non è solo questione di cabala, a volte uno schema che salta paradossalmente semplifica le scelte.

Proprio questo mi pare il punto-chiave di tutta la faccenda. L’Italia da sabato sera è in emergenza e ha ancor più bisogno di ritrovare un paio di cose semplici, e cioè la grinta e il cinismo per passare il girone, che è il minimo sindacale: se non ci dovesse riuscire andranno tutti a casa a cominciare proprio da Prandelli. Ebbene, per passare il girone bisogna battere l’Inghilterra all’esordio o perlomeno non perdere: e per fare questo bisogna prendere zero gol o al massimo uno, perché gli inglesi sono abbastanza scarsi ma in questi due anni lo zio Hodgson ha sistemato meglio la fase difensiva, cosa che il nostro ct non è riuscito a fare. Perciò invece di filosofeggiare sul rombo asimmetrico, sui falsi 9 o sul trequartista rotante, penso che a questo punto il sor Cesare dovrebbe garantirsi la maggiore solidità possibile, sperando che la difesa juventina non smotti sul più bello. Le sue recenti esternazioni in materia («firmerei per vincere col catenaccio») fanno ben sperare. E anche le scelte dolorose ma nette di ieri sera non sono un brutto segnale, mostrano reattività.

Dopodiché la storia ci insegna pure che l’Italia, passato il girone, può migliorare o addirittura stupire, basta prendersi gli esempi del 1970, dell’82 o del ’94, ma in fondo anche del 2006 di Lippi. Quando troviamo le grandi spesso diamo il meglio e del resto queste famose grandi (Brasile, Germania, Argentina, Spagna) per ora sono tali solo sulla carta. Sarà un Mondiale torbido e imprevedibile, condizionato dal clima (non soltanto atmosferico) e dagli scandali che stanno giustamente sgretolando la Fifa del boss Blatter: la sorpresa è possibile, e sarebbe anche auspicabile. Ma in tanta incertezza l’unica certezza è che come dicevano i filosofi antichi, prima di filosofeggiare bisogna campare. Soprattutto quando il cielo non è azzurro.

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