Gioco
Frediani lascia e i portieri fanno festa
Il bomber livornese appende le scarpe al chiodo dopo 261 gol. «Ora farò il ds»
LIVORNO. Dopo venti stagioni tra dilettanti e professionisti, con la bellezza di 261 reti segnate, per Emiliano Frediani è arrivato il momento di dire basta al calcio giocato. L’attaccante livornese, da anni ormai in forza al Figline, ha preso la sua decisione alla soglia dei 38 anni, ma non lascerà il mondo del calcio, poiché dal campo è già passato dietro la scrivania, con il ruolo dei direttore sportivo dei gialloblù.
Una festa d’addio, con una partita giocata allo stadio Del Buffa di Figline Valdarno, dove sono scesi in campo i suoi ex compagni di squadra, ha celebrato il momento in cui il bomber classe 1976 smette i panni del giocatore, dopo una lunga carriera ricca di soddisfazioni. «Ho vinto 9 campionati – afferma Emiliano -, ho giocato tra i professionisti e mi sono divertito tanto. Secondo alcuni avrei potuto raggiungere livelli più alti, ma io non ho rimpianti e ora vivo il mio presente pensando alla mia famiglia e al mio nuovo ruolo nel calcio».
Nato a Livorno, quartiere Sorgenti, un giorno di dicembre del 1976, Emiliano Frediani ha cominciato con il pallone indossando la maglia dell’Atl, per poi passare ai colori del Pontino, quindi un passaggio alla Marinese prima di approdare alle giovanili della Cremonese. Il debutto in Prima squadra avviene nella stagione 1994-95 in serie D con la maglia del Camaiore. Da lì inizia un lungo girovagare che porta l’attaccante mancino per la prima volta tra i professionisti a Pavia, e poi alla corte di Viareggio, Forte dei Marmi, Ravenna, Perugia, fino alla lunga permanenza nel Figline, società che lo ha adottato, tanto che adesso Emiliano vive lì con la famiglia.
Quest’anno la squadra gialloblù ha chiuso all’ottavo posto il campionato di Eccellenza girone B. Ora è già tempo di pensare alla squadra del futuro, e in questo senso Frediani è chiamato in causa: «Sono già in fase mercato ed è una cosa che mi piace, perché conosco tanti giocatori. Ho smesso di giocare perché ho capito di non avere più il passo di prima, ma ho la possibilità di restare nell’ambiente, con l’ambizione di crescere in veste dirigenziale».
Mister Semplici e Torricelli i suoi due maestri in panchina: «Quando mi allenavano – ricorda Frediani – loro dicevano alla squadra che giocavamo in 10+1, e quel +1 ero sempre io». Il ricordo più bello da calciatore? «I gol in serie C1, in particolare una doppietta alla Cremonese e una tripletta al Foligno. E poi i 9 campionati vinti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google