Gioco
Davide Nicola, il solito signore
Interviene a un convegno a Vicarello e regala parole al miele al “suo” Livorno
VICARELLO. «Non ho cercato e non mi metto certo a cercare oggi facili alibi per motivare il mio esonero dal Livorno. Preferisco pensare che il fallimento della mia seconda stagione alla guida degli amaranto sia dovuta al fatto che ho commesso degli errori in prima persona. Non mi sentirete mai spiegare i risultati che non sono arrivati distribuendo colpe, una volta agli arbitraggi sfavorevoli, l’altra alle scelte societarie, un’altra ancora all’organico non all’altezza per affrontare la serie A. La cultura dell’alibi è il segno di una debolezza infinita».
Arriva in coda all’intervento durante il convegno “L’Etica dello sport”, tenutosi nei locali della parrocchia San Jacopo di Vicarello, il mea culpa di mister Davide Nicola. Un’ammissione di colpa quanto meno inusuale nel calcio di oggi, dove l’autocritica è merce sempre più rara. Di certo l’intervento del tecnico allontanato due mesi fa da Spinelli è stato molto più articolato, nel contesto di un’iniziativa che lo ha visto testimone autorevole, come sportivo ma soprattutto come uomo.
Nelle parole di Nicola non c’è traccia della minima polemica con la società labronica, verso la quale lo lega tutt’oggi un sincero affetto: «Il Livorno mi ha dato la possibilità di vivere un’esperienza che mi ha arricchito sotto tutti i punti di vista, per cui posso nutrire solo riconoscenza verso tutto l’ambiente sportivo e societario».
Quello dell’allenatore piemontese è stato un contributo importante alla tavola rotonda pubblica promossa dalla parrocchia vicarellese, che per una volta ha spento i riflettori sulle logiche sportive dominanti, legate al risultato da ottenere a tutti i costi. «Per come intendo lo sport e la vita – ha sottolineato Davide Nicola – credo che per migliorare il senso etico nella società attuale, dovremmo soprattutto educare le nuove generazioni a seguire la strada del miglioramento del gioco e dei comportamenti di tutti i giorni nelle relazioni che intratteniamo, in qualsiasi ambiente, dalla famiglia alla scuola, dal gruppo sportivo di appartenenza alle amicizie».
Il convegno di Vicarello, moderato da Fabrizio Pucci, ha inoltre visto intervenire personaggi autorevoli nel mondo dello sport, in particolare calcistico: su input dell’ex arbitro internazionale Alfredo Trentalange, oggi presidente del settore tecnico della commissione arbitrale Fifa, hanno preso la parola il direttore del settore giovanile del Livorno calcio Alessandro Doga, il delegato provinciale del Coni Giovanni Giannone, il rappresentante della Figc Fabrizio Giovannini, il presidente dell’Aiac (associazione italiana allenatori di calcio) Pino Burroni, il responsabile della Fondazione Libertà e Giustizia Franco Fanelli, promotore del progetto “Lo sport non è solo un gioco».
Ne è scaturito un messaggio condiviso da tutte le parti chiamate in causa, nel considerare lo sport un canale di comunicazione straordinario, capace di arrivare al cuore di ogni generazione. A portare i saluti dell’amministrazione comunale di Collesalvetti l’assessore Massimo Minuti, mentre a suggellare lo spirito dell’iniziativa, che ha visto partecipare anche molti rappresentanti delle società sportive delle province di Livorno e Pisa, ci ha pensato l’Arcivescovo di Pisa Giovanni Paolo Benotto.
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