Gioco
Amnesty Don Bosco, cambio di rotta
Dopo la sconfitta di Torino addio sogni di gloria: c’è da pensare alla salvezza
LIVORNO. Calma e sangue freddo, nonostante un cammino salvezza minato ulteriormente sabato sera con il ko patito a Torino; uno stop pesante, pesantissimo se vogliamo, soprattutto perché Castelfiorentino è andato a prendersi due punti d’oro a Empoli e proprio perché il Cus ha raggiunto il Don Bosco (targato Amensty International) a quota 16 punti con tanto di scontri diretti a favore. E per fortuna che Montecatini è caduta a Bologna e Alessandria in casa contro Cecina, altrimenti la situazione avrebbe potuto farsi ancora più inquietante in vista delle 4 finali che chiuderanno la regular season il 12 aprile (trasferta a Cento).
Spettro retrocessione. Da oggi in poi, quantomeno, il Don Bosco potrà concentrarsi su un solo obiettivo e mandare al diavolo quella classifica raccolta che ha permesso di sognare, almeno fino allo stop del Pala Ruffini. Adesso, con quattro partite da giocare (due al Pala Macchia e altrettante lontano da casa), l’unico pensiero dovrà essere rivolto al mantenimento della categoria, autentico patrimonio sportivo della città e sfogo naturale per la marea di talenti che ogni anno escono da uno dei settori giovanili più prosperosi d’Italia. Di conseguenza non importa se domenica al Pala Macchia sbarcherà la capolista Tortona, il diktat sarà quello di giocarsela a viso aperto senza fare calcoli ma con un occhio agli altri campi.
Uno per tutti, tutti per uno. Anche in Piemonte l’Amnesty ha dato prova di ciò che significa gruppo: dieci elementi a referto, e tutti sono riusciti prima a sedersi sul cubo dei cambi e poi a segnare almeno un canestro. Merce rara, che tuttavia non è bastata per evitare il ko. Punta d’orgoglio da parte di Jack Sanguinetti, top scorer con 20 punti e autore degli ultimi 10 dei livornesi. Ma come detto a cosa serve piangere sul latte versato? A niente. Ora occorre rabbia, sete di vittoria e tanta consapevolezza di farcela.
Andrea Masini
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