Il Tirreno

Livorno

Di Carlo fiero e stremato «È una grande vittoria»

di Fabrizio Pucci
Di Carlo fiero e stremato «È una grande vittoria»

«La partita? Era stata preparata così, nei primi 45’ bisognava non prenderle» Poi gli interminabili ultimi 10’: «Ma con la spinta dei tifosi, ci sentivamo in 11»

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LIVORNO. Il suo volto è disteso, ma appena si siede sulla sedia in sala stampa sospira stremato. Sì, perché gli ultimi 10’ giocati in 9 contro 11 e con il vantaggio dimezzato sono stati di una sofferenza indicidible anche per un ottimista come Mimmo Carlo: «Ma il Livorno - dice - è questo. Ogni domenica deve andare al di là dei propri limiti che però talvolta vengono fuori e allora ci complichiamo la vita Il nostro è un gruppo giovane che appena pensa di poter gestire il risultato commette qualche errore che paga subito a caro prezzo. Per questo motivo dobbiamo essere sempre concentrati e tutte le partite ci costano molto in termini di energie che siamo costretti a recuperare per ripartire sempre».

Primo tempo soft, poi due gol nei primi cinque minuti della ripresa. L'avevi preparata così?

«Diciamo di sì. Volevamo partire forte all’inizio dei due tempi e lo abbiamo fatto. Durante l'intervallo ho visto i ragazzi abbacchiati perché non erano soddisfatti della prestazione. Io invece, a costo di essere preso per matto, ho spiegato che ero felice perché non avevamo rischiato nulla ed ero convinto che nella ripresa si sarebbero aperti varchi per noi che, da quando ci sono io, facciamo sempre gol. Non siamo andati a segno solo con il Genoa, ma quel giorno avremmo meritato di farne quattro».

Gli ultimi dieci minuti sono stati interminabili...

«Guardate che non ci siamo sentiti affatto in inferiorità numerica. Merito dei tifosi e anche di quanti erano in panchina. Il loro contributo è stato determinante. E' questo lo spirito del Livorno che mi piace e che conosco. Però mi preme sottolineare che abbiamo fatto 70’ molto buoni in cui non ricordo una parata di Bardi. Volevamo manteneUnare la porta inviolata e non ci siamo riusciti. Peccato anche perché se fosse finita 2-0 saremmo in vantaggio negli scontri diretti anche con i rossoblù».

Certo: potevamo gestirla in tutta serenità...

«È vero. Abbiamo molti pregi e anche qualche difetto che cerchiamo di correggere con il lavoro quotidiano. A me però piace guardare sempre il lato positivo. L'importante è che si continui a giocare a calcio, ad essere propositivi a fornire prestazioni che ci fanno sentire una squadra di serie A. E soprattutto dobbiamo concedere ai ragazzi la libertà di sbagliare senza mettere loro pressione. Da quando sono arrivato abbiamo lasciato sul campo quattro punti. Ma forse non è neanche corretto dirlo. Se li avessimo presi secondo i nostri meriti non saremmo il Livorno».

Quanto ti manca Luci?

«Andrea è sempre con noi. Oggi (ieri ndr) ha pranzato con noi e ha vissuto insieme ai compagni la vigilia della partita».

A proposito di grandi assenti. Luci era in tribuna al posto del presidente che invece è rimasto a casa...

«Sì, ma Spinelli ci ha chiamato sabato sera quando eravamo in ritiro. È stata una telefonata molto gradita con cui ha caricato i ragazzi e anche il direttore Capozucca che era con noi. L'ambiente è unito e sarà così da qui alla fine. Abbiamo 24 punti. Ne mancano 11 o 12».

Belfodil ha fatto un passo indietro...

«Una giornata-no può capitare. L'ho sostituito. Domenica scorsa avevo richiamato Ceccherini che era in difficoltà e contro il Bologna è stato tra i migliori in campo. Ishak è un ragazzo intelligente e si rifarà. Ciò che non manca a questi ragazzi è la voglia di lottare. Sono orgoglioso di loro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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