Gioco
«Forza Livorno, alla fine ci salveremo»
Intervista ad Alino Diamanti, doppio ex. «Tifare contro? Nemmeno sotto tortura. Col Bologna sarà decisivo Paulinho»
LIVORNO. «Ma come faccio a sapere che partita fanno vedere sul satellite?». Ore 17.30 da noi, in Cina sono invece le 23.30. E a cosa pensa Alino Diamanti? A Livorno-Bologna, così lontana dal suo nuovo mondo calcistico, eppure così vicina al suo cuore.
Non dire che tiferai Livorno, non ci crediamo...
«E cosa pensi, che tifi contro il Livorno?».
Potrebbe starci.
«Mai, nemmeno se mi torturano. Guarda che anche a Bologna l’ho sempre detto, la squadra per cui io faccio il tifo è il Livorno. La gente mi ha voluto bene e credo che me ne voglia ancora perché ogni volta che torno, sono tutti eccezionali. E io voglio bene a loro. Poi sono un professionista per cui è chiaro che do l’anima per qualunque maglia indosso».
E quindi?
«E quindi, se la danno in tv, lo guardo senza fare il tifo per nessuno. Perché sarei un bugiardo anche a dire che tifo contro il Bologna».
Esperienza troppo fresca.
«Ma si, ci sono ragazzi che erano miei compagni appena qualche settimana fa. Livorno e Bologna sono le mie due città, la speranza è che entrambe alla fine riescano a salvarsi».
Entrambe è dura...
«Ma mica impossibile. Perché, ci sarebbe qualcosa di strano se retrocedono Sassuolo, Catania e Chievo?»
Beh, noi ci mettiamo la firma...
«Secondo me Livorno e Bologna non hanno niente di meno delle altre tre. Però devono metterci qualcosa in più».
Ovvero?
«Il cuore. Un po’ mi conoscete, secondo me nel calcio vince il più forte se c’è una enorme disparità tecnica, ma se i livelli sono simili allora la differenza la fa il coraggio, la voglia di vincere, la grinta, anche la cattiveria».
È un messaggio che mandi anche ai giocatori del Livorno?
«È un consiglio, ma Di Carlo è un allenatore di carattere e lo sa bene anche lui che alla fine si salva chi ci mette più anima».
Tu hai giocato la partita di andata. Che ricordo hai?
«Non fu una grande partita. Il Livorno ebbe subito una grande occasione ma la fallì, il Bologna alla prima palla fece gol. Tutto lì. Per il resto ricordo due squadre abbastanza simili. Anche se il Livorno secondo me ha un giocatore che a questo livello fa la differenza».
Paulinho?
«Bravo. Chi ce l’ha tra le squadre di bassa classifica un attaccante così forte? Nessuno. Secondo me per certi versi il Livorno è anche un po’ Paulinho-dipendente, ma lui è bravo a non farlo pesare ai compagni perché gioca sempre per la squadra. È un giocatore che a me piace tantissimo».
Lo porti in Cina?
«Se ci vuol venire...»
Torniamo alla partita.
«Tatticamente sono due squadre simili, anche come modulo. Molto dipenderà dalla sostanza del centrocampo e dalla spinta sulle fasce. Anche se ripeto il concetto di prima: secondo me la differenza la farà la voglia di vincere e il carattere. E poi magari anche l’episodio che ti gira dalla parte giusta».
Conosci Di Carlo?
«Non direttamente. Ma ho saputo da qualche tifoso livornese che lui è uno sempre rimasto affezionato alla maglia amaranto. È importante avere un allenatore coinvolto».
Alino Diamanti e il Livorno.
«Ora venire allo stadio è un po’ più dura. Però c’è sempre youtube. E allora ogni tanto mi vado a riguardare semifinale e finale del 2008, quando battemmo Grosseto e Brescia. Che goduria».
L’ultima volta al Picchi invece è stata a giugno, Livorno-Empoli.
«Alla fine della partita dovevo rientrare con Chiellini a Coverciano, con la nazionale. Sono tornato ero senza voce... Mi è sembrato di rivivere le emozioni della mia promozione in serie A. Ora Livorno un po’ mi manca, qui è tutto bello ma il vostro sole e il vostro mare...».
Una volta dicesti: come carattere, io dovevo nascere a Livorno.
«Ah si, quello è poco ma sicuro. Voi siete avanti... Scusa ma quella cosa l’hai guardata?».
Che cosa?
«Che partita danno domenica sul satellite...».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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