Il Tirreno

Livorno

Paulinho leader «Stadio pieno per il riscatto»

di Gianni Tacchi
Paulinho leader «Stadio pieno per il riscatto»

«Cos’è successo a Genova? Davvero non lo so Ma questo gruppo è intelligente e imparerà»

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LIVORNO. È brasiliano, ha origini venete, ma si sente mezzo livornese. Paulinho, 10 anni fa, era il “bimbo chiuso da Lucarelli e Protti”. Oggi, invece, è il leader e il top player di questa squadra. E chiede l’aiuto della sua seconda città per lo scontro diretto col Bologna: «Sarà fondamentale il sostegno del pubblico – spiega il ventottenne attaccante amaranto – quindi spero di vedere il Picchi pieno e al nostro fianco per tutta la partita. Sarà un match difficile, ma noi vogliamo subito riscattarci dopo il ko con la Sampdoria». Già, che cosa è successo a Genova tra il primo e il secondo tempo? «Non lo so, è difficile spiegarlo. Abbiamo disputato una grande prima parte di gara, poi siamo calati sensibilmente. Queste cose non devono più succedere, anche perché ora si entra nella fase decisiva». Ma che aria c’era lunedì mattina al Coni, alla ripresa degli allenamenti? «Beh, la rabbia non andava giù. Ma questo è un gruppo intelligente, che in settimana ha lavorato tanto per cancellare il secondo tempo con la Samp». Quello di domenica è un incrocio decisivo? «È una partita fondamentale. Ma ci aspettano tante gare importanti, tante battaglie. Quella con il Bologna è la prima di queste. E noi siamo pronti per rialzare la testa». Qual è la ricetta giusta per superare i rossoblù? «Dovremo correre ed essere concentrati come nel primo tempo con la Samp. Ecco, ripartiamo da lì». Ma quanti punti servono per raggiungere la salvezza? «Non facciamo calcoli. Dobbiamo continuare a pensare partita per partita. E a lavorare tutti i giorni per centrare questa impresa. Ma una cosa è sicura… ». Quale? «Lotteremo fino alla fine per evitare la retrocessione: su questo non ci sono dubbi». Neanche sul fatto che sarà una lotta a 5? «Le ultime 5 squadre stanno facendo un campionato a parte». Ma possono rientrare in corsa altre formazioni come il Cagliari? «Non credo, ma vedremo». Intanto, dopo l’infortunio di Luci, sei diventato il capitano di questa squadra. «Porto la fascia di Andrea in giro per l’Italia (ride, ndr). Lui è il nostro capitano. E in questo periodo io, che sono a Livorno da tanto tempo, cerco soltanto di rappresentarlo. Non è un peso, perché qui conta soprattutto il gruppo». Ma tu sei anche la stella: 10 reti al primo vero anno di serie A con 11 sfide da giocare… «Sinceramente non penso a quanti gol ho fatto o farò, ma soltanto a dare sempre il massimo per la squadra. Domenica scorsa, per esempio, ero felicissimo per la doppietta di Mbaye. Poi le cose sono andate male». Preferisci giocare con una prima punta come Belfodil o con una seconda come Emeghara e Siligardi? «Mi trovo bene con tutti. Non è né una questione di moduli né di caratteristiche, ma di mentalità. Comunque in attacco abbiamo qualità. E possiamo costruire qualcosa di importante». Che cosa è cambiato nel passaggio da Nicola a Di Carlo? «Ognuno ha i suoi metodi di lavoro. Adesso il nostro punto di riferimento è Di Carlo. E insieme cerchiamo di conquistare la salvezza».

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