Gioco
amaranto»LA VIGILIA PIÙ CALDA
LIVORNO. Sembra di sentire già le parole della vigilia, «una partita importante ma non decisiva... il campionato è lungo...» e via dicendo. Di solito gli addetti ai lavori usano queste parole per due...
LIVORNO. Sembra di sentire già le parole della vigilia, «una partita importante ma non decisiva... il campionato è lungo...» e via dicendo. Di solito gli addetti ai lavori usano queste parole per due ragioni: 1) togliere un po’ di pressione alla squadra, 2) lasciarsi una porta aperta se le cose andranno male.
Beh, noi invece pensiamo sia il caso di alzare il livello della pressione e della tensione, di portarla al massimo. Perché quella di domenica contro il Bologna non è “una partita” ma “La Partita”. Senza se e senza ma. Senza pensare ad altre porte. Questa è una finale di Champions League e come tale va affrontata. Dalla squadra ma anche dai tifosi. Anche sulle tribune bisogna dimostrare di meritare la serie A, con la Curva Nord a trascinare ma anche con tutti gli altri settori che devono scendere in campo: non più spettatori, ma anche attori protagonisti. Giochiamocela in 12, poi si guarda come va a finire.
Compattarsi è la parola d’ordine. Spinelli e anti-spinelliani, perché poi alla fine tutti hanno a cuore la maglia amaranto. Aiutiamoci da soli, anche perché se aspettiamo che una mano ci arrivi da fuori... stiamo freschi. A memoria non ricordiamo un favore arbitrale a favore del Livorno, mentre ricordiamo (eccome) tanti episodi dubbi che con regolarità svizzera si sono trasformati in fischi contro. Oltretutto si potrebbe anche scrivere un libro su certe partite (avete visto Chievo-Genoa?), ragione in più per evitare di farci la guerra tra noi.
Ecco, in questo contesto ci piacerebbe una presa di posizione del presidente Spinelli, o quantomeno una sua presenza. Al di là di quelle che saranno le sue intenzioni future. Una squadra senza il suo presidente è più debole, più fragile, conta meno nelle stanze federali.
Aldo Spinelli domenica dovrebbe venire allo stadio, far sentire la sua presenza. Una persona a lui vicina domenica a Genova ci confidava che a Spinelli non sarebbero andate giù (nella partita con l’Udinese, l’ultima che lo ha visto presente allo stadio) non tanto le contestazioni della Curva Nord, ma quelle arrivate per la prima volta da qualcuno della tribuna centrale.
Ma possibile che qualche parola provochi uno strappo così profondo proprio nel pieno della stagione? No, si può tornare indietro, per il bene della squadra.
Qualunque sia la scelta di Spinelli a fine campionato, il Livorno in serie A è un’affare (brutta parola...) per tutti. Sia che resti, sia che trovi un acquirente. Perché allora non giocarsi bene tutte le carte fino a giugno? Dopotutto sul mercato di gennaio Spinelli ha fatto spese importanti, dimostrando di volerci provare.
Ripetiamo: compattarsi è la parola d’ordine. Perché col Bologna è la nostra finale di Champions.
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